mercoledì 21 settembre 2016

La poesia del padre: per una recensione di Libere composizioni

Queste Libere composizioni sono state motivate ed originate, e rese parole rappresentative, da “...pensieri, considerazioni sulla vita, stati d’animo, sentimenti e ammirazione per la natura...”. Così Giuseppe, nella sua Premessa, ci consegna il suo personale concetto di 'poesia' legato alla liberazione e alla comunicazione di una certa ineffabilità dell'esperienza interiore vissuta in relazione ad eventi e situazioni che gli hanno suscitato domande di senso e di significato.
Egli traduce nel linguaggio comune e razionale il lavorio della riflessione immediata e profonda del suo pensiero; e l'unicità dell'esperienza personale è proposta nella diversificata lettura delle strutture di vita umana: la riflessione psicologica, la filosofia della vita, la spiritualità, la religiosità, la natura, il sentimento e la bellezza.
E' di grande chiarimento nella stessa Premessa ciò che egli ha posto come sfondo accogliente per la sua opera poetica, ovvero le dimensioni della libertà “dove la propria anima ha potuto liberamente esprimersi”. E nelle singole composizioni, un lustro di 63 poesie dal 2010 al 2016, si ritrovano i contatti comunicativi con la sua anima; si ritrovano le persone e i luoghi, anche emotivi, a cui si rivolge; e la cui immagine liberata ed il cui senso vuole ricondurre nei paesaggi e nella memoria del suo universo interiore.
E' forse possibile leggere le poesie come un unico insieme ed accedere alla conoscenza progressiva della tensione che le ha animate. Si scopre così subito il punto di partenza nella consapevole e sacra umiltà della Creatura, del Poeta, che rivolge al Cielo la sua gratitudine. Esperire poi l'angoscia della solitudine e del dolore, e reagire con un convinto ed impegnativo percorso di scoperta e di valorizzazione delle esperienze e dei legami più importanti della vita.
E poetare così dell'Amore, dell'Amicizia; del Padre, della Madre, del Fratello. Parlare di Dio e del Regno degli Angeli, della Giustizia e della Storia umana, della Terra e della Bellezza dei sentimenti, della Morte e della Vita, del Tempo e dell'Anima.
Il cimento poetico può apparire una sorprendente novità per chi conosce di Giuseppe la persistenza degli interessi scientifici e della comunicazione, anche multimediale, dello studioso e del sociologo. Ma credo che la poesia, intesa come la possibilità di “liberamente esprimersi”, abbia sempre un poco accompagnato il suo impegno esistenziale e la sua attività. E così si può leggere la profondità e la riconoscibilità del suo messaggio antropologico nella poesia di un piccolo brano della libera composizione dedicata al padre:


Non un lamento, non un minimo
accenno al duro lavoro e alla
propria ed inevitabile sofferenza.
Eppure, era lì, ogni giorno, al
sorgere del sole, ad inginocchiarsi
per ringraziare Dio.
Sempre pronto a ripartire,
a vivere con speranza il nuovo
giorno, a portare con se , senza
lasciarla agli altri, quella sofferenza
insieme al suo paniere.


Sicuramente le poesie vanno opportunamente lette nella loro singolarità, come momenti unici; veri quadri d'arte dotati di significati particolari legati alle occasioni e ai contesti in cui sono state formulate. In questo senso, nella loro semplicità e bellezza, esse possono veramente offrire al lettore la possibilità di quella comprensione e di quella condivisione motivazionale che hanno spinto Giuseppe ad affermare “la convinzione che il vero Poeta non è chi scrive, ma chi legge”.


martedì 29 settembre 2015

Umanesimo Cristiano e Conversione temi pastorali per la Chiesa di Aversa


Venerdì 25 Settembre 2015, dalle ore 18.00 a circa le ore 21.00, si è svolto nella Cattedrale di Aversa il Convegno di apertura del nuovo Anno Pastorale. Nella chiesa gremitissima di persone e di rappresentanti delle varie realtà ecclesiali diocesane, i lavori si sono svolti secondo il programma predisposto ed i vari momenti della comunicazione che si è avvalsa di materiali cartacei, per una lettura sintetica delle relazioni, e di una rappresentazione video e didascalica descrittiva degli interventi e delle relazioni che si sono succedute.
Sono intervenuti: il Vescovo Mons. Angelo Spinillo per la presentazione pastorale generale; la prof.ssa Pina De Simone per la trattazione di argomenti riguardanti il tessuto relazionale comunitario; Don Emilio Salvatore per la trattazione di argomenti riguardanti la fede e la religiosità popolare; il Prof. Mario Di Costanzo per la trattazione di argomenti riguardanti l'economia, la giustizia e l'ambiente; ed il il Prof. Giorgio Agnisola per una trattazione di argomenti riguardanti il significato dell’arte civile e dell’arte sacra.

La coincidenza delle proposte della Chiesa Universale, della Chiesa Italiana e della Chiesa Diocesana, è un tratto particolare che denota l'apertura e l'orizzonte del nuovo anno pastorale per la Diocesi di Aversa. La complessità del percorso che si prospetta con questa coincidenza è un altro tratto distintivo del cammino che la Comunità Ecclesiale Diocesana si appresta ad intraprendere per sviluppare le tematiche e realizzare gli impegni dell'Anno Pastorale 2015 – 2016. Tematiche ed impegni che attengono l'Anno della Misericordia che coinvolge la Chiesa Universale (“Gesù Cristo … volto della misericordia del Padre”), il dibattito sull'Umanesimo Cristiano che vede impegnata la Chiesa Italiana nel Convegno di Firenze (“In Gesù cristo il nuovo umanesimo”), ed il percorso di Formazione alla Vita Cristiana in atto (Fede, Speranza, Carità) nella Diocesi che si propone per il nuovo Anno Pastorale la sintesi tematica: “Umanesimo cristiano: una comunità in continua conversione”.


Riporto le parole esplicative del Vescovo di Aversa, Mons. Angelo Spinillo, rivolte con una lettera al Clero della Diocesi e ai partecipanti al Convegno Pastorale; e a seguire la foto dei relatori e le sintesi delle relazioni predisposte dall'UCS diocesano.




venerdì 4 settembre 2015

In ricordo del mio amico Pietro

Oggi fa un anno che è dipartito Pietro, amico conosciuto negli anni giovanili del lavoro in fabbrica. Il giorno del suo ritorno alla casa del Padre mi fu spontaneo dedicargli questo ricordo che oggi condivido con i lettori del blog. 

In ricordo del mio amico Pietro

Ho sentito sempre l’amicizia con Pietro come un dono di Dio.
Come un segno della presenza e della vicinanza del Signore.
Nelle diverse dimensioni della vita.
A cominciare dal Lavoro,
che egli ha sempre vissuto come un valore sacro:
sacro per la persona, per la famiglia, per la comunità;
come una espressione della sapienza umana
e della somiglianza con Dio.
Nell’Amicizia diffusiva e nell’Accoglienza sincera,
che ha donato a tutti quelli che lo hanno conosciuto,
e soprattutto a quelli che hanno condiviso il significato
più profondo, più giusto e sacro, delle esperienze della vita.
E’ sempre stato spontaneo, per me suo amico e collaboratore più giovane,
vederlo nella luce del fratello maggiore, nel mistero di una
amicizia espressa con i misteriosi tratti della Carità divina:
come quella di un Padre, di un Fratello, di un Amico forte e consolatore,
sicuramente vicino nei momenti bui e nei momenti lieti.
So che Pietro ha vissuto e testimoniato profondamente il dono della Fede,
e sono sicuro che attraverso l‘amicizia di Pietro il Signore ha sempre
voluto dare un esempio, un insegnamento, e manifestare la sua Presenza.
Continuerà a farlo nel mistero della Comunione dei Santi,
nella Preghiera, e nella gioia della sua Risurrezione.

5 settembre 2014
Pasquale Saviano, diacono

martedì 28 luglio 2015

La lettera del Vescovo di Aversa al Presidente della Campania

Propongo alla lettura alcune parti della lettera che Mons. Angelo Spinillo vescovo di Aversa, insieme con i Direttori degli Uffici della Curia diocesana, ha inviato il 20 Luglio 2015 all'on. Vincenzo De Luca neo eletto Presidente della Regione Campania.
La lettera, che è stata resa pubblica sul portale diocesano in rete e dai media locali, contiene un'ampia analisi pastorale della situazione sociale della diocesi e, nell'indicare la serie delle problematiche fondamentali (territorio, bambini, giovani, ambiente ed economia), si propone come stimolo per la riflessione e per l'intervento istituzionale.

La Chiesa diocesana e le energie del territorio. Sull’onda delle speranze suscitate dalla prossima apertura dell’Anno Santo della Misericordia (8 dicembre p.v.) e dalla recente pubblicazione dell’enciclica “ Laudato sì “, intendiamo rinvigorire i rapporti con le istituzioni, soprattutto con quelle regionali.
La comunità, di cui esercitiamo la responsabilità pastorale, è quella che vive nel territorio di quasi tutte le “ecoballe” e di discariche di terribile impatto; di buona parte dei Regi Lagni e di un tratto della costa domitia. E’ anche quella che vive in periferie urbane, in cui una condizione di profondo malessere spesso si esprime in forme lesive delle altrui libertà. E’, infine, quella che accoglie da decenni migliaia d’immigrati bisognosi di tutto. È un territorio fortemente segnato dal ruolo dominante, nel tempo, di interessi affaristici e criminali. Ma questa comunità sta dimostrando di voler costruire un futuro di dignità civile.
Luci di speranza si sono accese nella nostra terra. La Chiesa ha sempre incoraggiato, e oggi accompagna, questa liberazione di energie soprattutto giovanili. Ovunque, essa cerca di rendere testimonianza dell’infinito amore di Dio per ogni sua creatura, tanto più se in condizione di bisogno. Questo momento di particolare grazia ed intensità vogliamo oggi che si traduca in una presenza rinnovata e rafforzata tra i bambini e i giovani, tra le donne e gli uomini della nostra terra.
Nutriamo la speranza che l’azione delle istituzioni possa guardare con interesse a questa testimonianza, che si realizzerà non nella forma di generici appelli, ma di fattivi contributi alla lettura di bisogni, intercettati attraverso la capillare rete di comunità, di cui la Chiesa territorialmente si sostanzia.

Attenzione preferenziale ai bambini, sopra ogni altra cosa. Intorno alla cura amorevole per la loro sicurezza e per il loro benessere, si possono rigenerare vincoli di comunità spesso sfilacciati o apparentemente dissolti.

Vicinanza e sostegno ai giovani. I giovani si sentono chiamati alla vita, vogliono cose normali: un lavoro dignitoso e duraturo, una nuova famiglia. Impegno primario per noi sarà quello di trovare con loro le vie, perché ogni giovane vita possa aprirsi al futuro con ritrovata fiducia. Nei territori si può fare molto, ma solo nel quadro di un’appassionata azione del governo regionale, sostenuta da una strategia coraggiosa e lungimirante.
Grazie a Dio, comunque, i giovani non stanno fermi; sempre più numerosi sono quelli impegnati a vivere e a diffondere una nuova cultura di valorizzazione dei beni comuni e di cittadinanza partecipe. Anche in questo campo, la Chiesa è impegnata a sostenere ogni sforzo comunitario e a favorire sinergie intergenerazionali.

Rapporti con l'ambiente. Su questo, i vescovi campani, negli ultimi anni, hanno ripetutamente richiamato l’attenzione delle istituzioni. Poi il 27 settembre 2014, proprio da Aversa, hanno proposto a tutti i cittadini campani di assumere un orizzonte comune, quello di “Ricostruire la città”, la “civitas”, le forme e le pratiche della convivenza civile.
Come il Santo Padre oggi ci indica nell’enciclica “Laudato si’ ”, i rapporti con l’ambiente, sono solo l’altra faccia dei rapporti sociali. L’impegno di rigenerazione deve riguardare, quindi, a un tempo, le regole della convivenza, il funzionamento delle istituzioni, quello dell’economia.
Ecco perché, per un profondo risanamento ambientale, occorre una vera riscossa civile, politica, culturale. Oggi, nel disordine ancora imperante, scarti materiali e scarti umani tristemente si confondono.


Nuova alleanza con la terra. Una primavera per i nostri eccellenti prodotti agricoli è a portata di mano. Bisogna, però, uscire definitivamente dalle dispute un po’ speciose tra “allarmismo” e “negazionismo”. Forse, proprio mediante un confronto franco e diretto tra produttori e consumatori, occhi negli occhi, sarà possibile voltare pagina: eccellenza e sicurezza dei prodotti sono valori che possono potenziarsi l’un l’altro, purché si condivida il valore primario della verità, almeno quando si tratta della salute di tutti. Le vocazioni dei territori, interpretate progettualmente con spirito di cooperazione, costituiscono la strada maestra per costruire un’economia nuova, inclusiva, che cammini sulle gambe dei giovani. 


Ricordo del professore Aldo Fabris

Una domenica mattina della primavera del 1977 ci recammo, Peppe ed io, all'appuntamento con il prof. Aldo Fabris per rifinire contenuti e forma delle nostre tesi di laurea in Sociologia del Lavoro, che avremmo poi discusso, con lui Relatore, laureandoci con votazione eccellente il 4 luglio successivo. Il ricordo di quella domenica, sempre caro, è riaffiorato una di queste sere mentre svolgevo una ricerca in rete e ho letto di sfuggita il link che portava al portale del Premio Aldo Fabris – Premio Italiano per la Formazione e Valorizzazione del Capitale Umano (premiofabris.it).
Il prof. Aldo Fabris quella mattina ci attendeva nella sua stanza al 24° piano dell'Hotel Ambassador (ex Jolly Hotel) il grattacielo situato al centro di Napoli a pochi passi da Piazza Municipio. Ricordo le emozioni per l'incontro con il nostro Docente e per l'alta prospettiva che il luogo proponeva sul panorama napoletano. Il sentimento dell' “altezza” della situazione fu per me predominante: con l'animo dello studente recepivo la grande importanza di quel colloquio diretto con il Professore, peraltro molto alto fisicamente, che ci accolse con familiarità e subito presentò l'elenco dei suoi rilievi e dei suoi suggerimenti per le nostre tesi che aveva letto con attenzione e grande interesse. Credo che quell'incontro con noi due suoi studenti fosse per lui uno dei motivi più importanti per la sua venuta a Napoli, in aereo da Parigi dove, come egli stesso ci disse, aveva accompagnato la sua Signora per una Mostra d'Arte. Un incontro sapienziale e di grande gentilezza che mai ho dimenticato, come credo sia capitato anche a Peppe. Non ho mai dimenticato neppure il particolare della raccomandazione che mi rivolse salutandoci: “Mi raccomando: soprattutto con due t.

Il pensiero circa l'esistenza di un Premio Aldo Fabris per gli studi del Management e delle Risorse Umane mi ha fatto temere che il nostro Professore fosse ormai defunto e che il premio fosse stato istituito in sua memoria. E così ho letto un poco dai comunicati del Premio:
si ispira alla figura de prof. Aldo Fabris, ed ha lo scopo di promuovere tra i giovani attivita' di studio e ricerca sulle organizzazioni per lo sviluppo della cultura manageriale intesa come fattore fondamentale di crescita economica nazionale. Fabris, un caposcuola nella formazione e nell'organizzazione aziendale, era stato per numerosi anni direttore dell'Ifap Istituto di formazione dell'Iri, docente presso l'Universita' di Bari e autore di numerosi libri e pubblicazioni sul tema degli studi organizzativi degli ultimi trenta anni”.

Il mio ricordo del Professore, e credo anche quello di Peppe, ha le connotazioni contestuali della nostra relazione formativa ed universitaria. Ma dopo tanti anni ho avvertito l'esigenza di approfondire la conoscenza della sua figura umana. Non ho trovato molto nel corso della mia ricerca che ho provato a fare con l'ausilio della rete, ma il poco è significativo. Nel 1996 si è celebrato il quinto anniversario della sua dipartita con un Mostra fotografica organizzata nella sede di Roma dell' IRI Management. Dal portale del Premio Aldo Fabris, con notizie e bibliografia, è possibile recuperare una foto del volto del Professore. Dalla lettura on line di alcune pagine di un libro edito da Franco Angeli editore (U. Morelli - G. Varchetta, Cronaca della formazione manageriale in Italia: 1946-1996), e specificamente dalla memoria scritta da U. Morelli è possibile ricavare interessantissimi tratti della figura umana del Prof. Aldo Fabris. Li leggiamo volentieri:
 


domenica 19 luglio 2015

Religiosità e Cultura in Costa d'Amalfi

Alcuni giorni di vacanza intorno alla metà di Luglio trascorsi in Costa d'Amalfi e soggiornando a Maiori sono stati arricchiti con la diretta esperienza di significative e belle manifestazione della religiosità e della cultura. Tra queste la visita alla Duomo di Amalfi in pellegrinaggio al sepolcro dell'Apostolo Andrea, la visita alla Basilica di Minori ove si custodisce la reliquia di Santa Trofimena martire del IV secolo celebrata con una grandiosa festa patronale, la visita alla Collegiata di Maiori impegnata a vivere la festa di Maria SS.ma del Carmelo anche con eventi culturali organizzati dall'antica Arciconfraternita del Carmine.
La Storia Locale della Costiera, ricca di Autori (Pansa, Camera, Cerasuoli etc.) e di Opere storiografiche antiche e contemporanee, assume interessantissimi tratti legati alla storia ecclesiastica dell'Arcidiocesi di Amalfi e degli altri Centri Storici del territorio.
Mons. Giuseppe Imperato, storico insigne delle istituzioni ecclesiastiche della Costiera, nel primo numero (1/1969) della Rassegna Storica dei Comuni scrisse La Costa delle quattro Cattedrali per trattare di Storia tradizioni religiose e folklore della Costiera amalfitana. Tracciò le linee essenziali della storia ecclesiastica ed agiografica di Amalfi, e della altre antiche città episcopali della Costiera (Scala Ravello e Minori con le loro ex-cattedrali) un tempo “Vescovadi piccoli di estensione, ma numerosi di popolo allora e centri floridissimi di attività culturali, artistiche e sociali”. L'apertura ai commerci con l'Oriente e i rapporti con la Palestina e Costantinopoli determinarono la ricchezza della Costa d'Amalfi che dalle vie del mare ritraeva non solo i suoi beni economici ma anche quelli del suo patrimonio religioso. In questo senso giunsero in Costiera le venerate reliquie dei suoi Santi: il corpo dell'Apostolo Andrea fu portato ad Amalfi all'inizio del '200 dal cardinale Antonio Capuano, da Nicomedia giunsero a Ravello le reliquie di San Pantaleone, dal mare giunse miracolosamente a Minori il corpo di Santa Trofimena, dal mare raccolta da una rete di pescatori giunse anche la bella statua della Madonna con Bambino che si venera nella Collegiata di Santa Maria a Mare di Maiori.
Nei giorni della vacanza estiva ho avuto occasione di verificare la grande devozione popolare e religiosa che circonda la figura di Santa Trofimena patrona di Minori e compatrona della Costiera, la festa grande e lei dedicata con la processione del Popolo e delle Congreghe antiche della città, con le luminarie e i fuochi d'artificio in notturna sul mare che richiamano migliaia di visitatori. Per la devozione a Santa Trofimena e per la ricostruzione storiografica del suo dossier agiografico, che si basa sul ritrovamento di un antico manoscritto del IX secolo, si muovono la Basilica di Minori la Pro Loco e studiosi ricercatori.
In questo senso il Centro Cultura e Storia 'Pompeo Troiano' ha pubblicato per Terra del Sole Edizioni “La Santa e la Città: Santa Trofimena e Minori – problemi storiografici e tradizione manoscritta” a cura di Antonio Mammato.

Un'altra esperienza molto significativa per gli aspetti storici e culturali legati alla tradizione religiosa locale è stata in questi giorni la Presentazione dell'Archivio Storico riordinato della Arciconfraternita del Carmine di Maiori. Il dott. Crescenzo Paolo Di Martino che aveva in precedenza curato il riordinamento dell'Archivio della Collegiata di Santa Maria a Mare ha portato a termine anche un lavoro di sistemazione e di regesto delle Carte e dei Libri Congregazionali dell'Arciconfraternita del Carmine, la quale dal 500' persiste con numerosi Confratelli e con una Cappella ricca di storia e di arte accanto alla Chiesa Collegiata.

Il Convegno della Presentazione, organizzato da Bonaventura Landi Priore della Congrega e da don Vincenzo Taiani Parroco della Collegiata, è stato moderato da Donato Sarno e si è tenuto proprio nella Cappella del Carmine. Si è registrato un folta presenza di pubblico, e sono stati messi in risalto gli importanti legami storici e culturali della Congregazione con la tradizione civile e religiosa della Città di Maiori.   


lunedì 25 maggio 2015

La Peregrinatio Mariae nella Parrocchia dell'Assunta

Dedicata a Maria, la Parrocchia dell'Assunta di Frattamaggiore in diocesi di Aversa vive in maniera significativa la devozione mariana assumendola come un tratto caratteristico della sua vita ecclesiale e della sua testimonianza cristiana nel territorio pastorale locale.
Nel corso di quest'anno pastorale 2014-2015, giunto ora alla tornata del mese di Maggio, già due volte la devozione mariana parrocchiale ha avuto modo di esprimersi con grande concorso di popolo nella realizzazione di due settimane dedicate alla Peregrinatio Mariae e alla Missione Mariana nel proprio territorio. Una prima settimana in Febbraio è stata dedicata all'accoglienza del quadro della Madonna del Rosario di Pompei, ed una seconda settimana in Maggio all'accoglienza e alla Peregrinatio della Statua della Madonna di Fatima per i luoghi educativi ed i quartieri della Parrocchia.
Preghiera e Cammino sono state le struttura dell'esperienza spirituale vissuta dalla Comunità parrocchiale devotamente raccolta intorno all'icona mariana. Una esperienza scandita con impegno e partecipazione secondo i ritmi di un programma liturgico e cultuale animato dal parroco Mons. Angelo Crispino, e che si è avvalso della catechesi e della celebrazione di Religiosi Sacerdoti e Vescovi.
L'ispirazione al Vangelo e l'imitazione dell'esempio di Maria hanno liberato il campo da un negativo devozionalismo popolare ed hanno reso esemplare l'esperienza pastorale e spirituale della Peregrinatio parrocchiale. Per questo atteggiamento di fede e di azione ha fatto da motivo dominante anche il riferimento esplicito dei celebranti alle parole di San Giovanni Paolo II: “Maria ci avvicina a Cristo, ci conduce a Lui, a condizione che si viva il suo mistero in Cristo”.
Si è assistito così, soprattutto nella settimana di Maggio (da lunedì 18 a domenica 24), ad un doppio movimento: ad un recarsi del popolo alla chiesa per pregare Maria elevata sul trono accanto all'altare, e ad un cammino dal tempio al popolo della comunità in preghiera con Maria effigiata nella statua portata ogni sera a spalla, ed in processione per le vie e i caseggiati della parrocchia tra luci di candele e canti religiosi.
Le devote suggestioni hanno assunto significati teologici. Gli Araldi del Vangelo (Associazione Religiosa Internazionale di Diritto Pontificio con abito proprio) hanno curato con decoro e sentimento religioso la processione con la statua della Madonna di Fatima benedetta dal Papa. La Peregrinatio della Madonna di Fatima è un loro specifico compito missionario, e questo loro compito fa sicuramente riferimento ai principi teologici e spirituali della loro fondazione, che è presente con Case Noviziati e Chiese in Brasile, a Roma, ed in altre parti del mondo. Padre Maurizio e i frati Cristian e Plinio, Araldi del Vangelo che hanno portato la statua della Madonna a Frattamaggiore, con la loro testimonianza hanno dato i segni di una spiritualità e di un mistica mariana che recupera e contempera i temi teologici della devotio antica monfortiana con la più moderna ricerca della mariologia sociale affermatasi in sud America ed ispirata alla Lumen Gentium. La catena di acciaio con cui cingono il loro saio e alla quale aggangiano la corona del rosario rappresenta il loro servizio come “schiavi d'amore” che si ispirano alla mistica del Trattato della vera devozione a Maria di San Luigi Maria Grignion de Montfort (1673-1716). La loro comunicazione sociale e la loro catechesi si ispirano al magistero contemporaneo del Concilio Vaticano II e a quello dei Papi Giovanni Paolo II, Benedetto XVI e Francesco.
Per l'esperienza mariana di Maggio della Comunità dell'Assunta sono stati di grande importanza il magistero di Mons. Giovanni Rinaldi Vescovo emerito di Acerra, che nel giorno della sua celebrazione ha illustrato il ruolo di Maria alle Nozze di Cana, ed il magistero di Mons. Alessandro Plotti Arcivescovo emerito di Pisa, che ha celebrato fino alla Domenica di Pentecoste un triduo in onore di Maria, illustrandone in chiave ecclesiologica la figura di Madre e di Regina degli Apostoli.
La figura patriarcale di mons. Plotti, ed il suo magistero svolto per qualche giorno nella condivisione della vita della comunità, ha rappresentato un tratto distintivo e memorabile del Maggio a Maria di quest'anno nella Parrocchia dell'Assunta.

La Peregrinatio Mariae ha anche ravvivato fortemente la partecipazione alla vita ecclesiale ed ha suscitato promessa e persistenza di impegni devoti in onore della Madonna.
     
         

martedì 7 aprile 2015

In memoria del sacerdote don Vincenzo Capasso

Luoghi vocazionali di don Vincenzo: Aversa, Posillipo, Fratta
Doveva celebrare il 40° dell'ordinazione sacerdotale il 12 Luglio 2015. Durante la notte, prima dell'alba della Pasqua di quest'anno, don Vincenzo Capasso ha concluso la sua vita terrena. E' stato un avvenimento inaspettato che ha assunto significati particolarissimi e coincidenti nella ricezione della notizia e nella elaborazione del cordoglio per la sua morte vissuto dagli amici e dai conoscenti: quello liturgico del giorno della Risurrezione del Signore e quello agiografico del giorno del suo Onomastico.
Gli amici hanno immediatamente condiviso la notizia realizzando una rete di comunicazione e di riflessione che ha suscitato una grande partecipazione spirituale e conoscitiva. Il ricordo e l'immagine di don Vincenzo si sono stagliati nel clima delle feste pasquali del paese e della diocesi; e nella Basilica Pontificia di San Sossio di Frattamaggiore, nella mattinata del Lunedì dell'Angelo, il Vescovo Angelo Spinillo ha presieduto la celebrazione eucaristica alla quale hanno partecipato insieme con i vescovi Mario Milano e Giovanni D'Aniello moltissimi sacerdoti ed un'assemblea numerosissima.
L'omelia del Vescovo Spinillo, che ha fatto riferimento ai contributi conoscitivi degli amici e ai suoi ricordi personali, ha messo in luce i significati della vita sacerdotale di don Vincenzo e i tratti esemplari della sua personalità di credente e di uomo completamente affidato alla Provvidenza di Dio. Durante la celebrazione eucaristica è stata data lettura anche di una comunicazione inviata dal Vescovo Alessandro D'Errico, Nunzio Apostolico in Croazia, che ha voluto ricordare il sacerdote defunto suo amico fraterno fin dal tempo degli studi al Seminario minore di Aversa.

Da Angelo Faiola: al Seminario minore di Aversa

La cordata delle comunicazioni conoscitive e delle riflessioni sulla vita e sull'esempio di don Vincenzo è iniziata subito, la mattina di Pasqua, con un flash (così denomina le sue riflessioni e i suoi post sui social) di Antonio Anatriello, anch'egli suo confratello e amico fin dagli studi in seminario per la preparazione al sacerdozio. 

Da Antonio Anatriello: Chiesa del Redentore e immagine giovanile 

L'intervento di Antonio è stato diffusamente condiviso e ha suscitato commenti ed approfondimenti della figura di don Vincenzo. Lo hanno fatto ad esempio il confratello e amico Antonio Vitale, il padre gesuita Giovanni Notari, suo amico dagli studi del seminario, l'amico di seminario Angelo Faiola. Anche io personalmente ho avuto modo di condividere il flash e di commentare con il rilievo di un tratto della personalità ecclesiale di don Vincenzo che conoscevo dalla giovinezza. Don Angelo Crispino, prete della generazione immediatamente precedente quella di don Vincenzo, lo ha ricordato con gratitudine: 
Grazie,Enzo! Amico leale e sincero. Fratello di umanità e di vita sacerdotale! La tua testimonianza è entrata negli occhi e nel cuore di un mondo pulito e di una chiesa libera e genuina. Sei entrato nel novero di una gloriosa e significativa tradizione sacerdotale frattese che non sarà dimenticata.

Dal gruppo San Filippo Neri: immagine sportiva giovanile

Don Vincenzo era Cappellano delle Suore di Casaluce e collaborava nei diversi ambiti parrocchiali locali, soprattutto quelli del SS.mo Redentore, sua parrocchia d'origine, di San Filippo Neri e di San Sossio. Ed era anche docente. Questi ambiti, ecclesiale, scolastico, e quello dell'amicizia, sono stati i luoghi ove la figura di don Vincenzo è stata ricordata e dai quali è pervenuto il segnale della più profonda commozione e partecipazione.

Dal gruppo San Filippo Neri; Don Vincenzo con l'inseparabile sigaretta

Il ricordo umano ed ecclesiale di don Vincenzo si è arricchito così di parole, di pensieri e di immagini (belle ed uniche quelle di Antonio Anatriello, di Alessandro D'Errico, di Angelo Faiola e del gruppo San Filippo Neri, che ho utilizzato per questo post in sua memoria).

A. Anatriello, V. Capasso, A. D'Errico, A. Vitale

Di seguito propongo alla lettura il flash di Antonio Anatriello e la lettera scritta da Zagabria da Alessandro D'Errico il cui testo egli ha poi reso pubblico sui social.



A. Anatriello, A. D'errico, A. Vitale, V. Capasso

Concludo con il commento che al mattino di Pasqua ho immediatamente aggiunto ai tanti che hanno condiviso il flash di Antonio Anatriello:

Il carissimo Vincenzo ci ha un po' spiazzato. Non sarà più facile incontrarlo, occasionalmente ma normalmente, per le vie del centro; riconoscere il suo volto giovane e scambiare con lui in letizia e saggezza concetti belli e sorprendenti su Dio e sugli uomini.


lunedì 23 febbraio 2015

La Carità nella Chiesa tema dell'incontro del cardinale Sarah con la Diocesi di Aversa

L'annuncio dell'incontro, programmato tra le principali iniziative formative dell'anno pastorale dedicato all'Educarsi alla Carità, è stato dato direttamente dal Vescovo Angelo Spinillo con una lettera indirizzata alla Diocesi di Aversa e scaricabile dal portale diocesano in rete.
L'incontro si è realizzato la sera del 19 Febbraio 2015 nella Cattedrale gremita di fedeli e di rappresentanti delle varie realtà parrocchiali e pastorali della Diocesi.
Dopo la preghiera dei Vespri, l'incontro è stato introdotto dal Vescovo Spinillo che ha illustrato il significato dell'incontro formativo con il Cardinale, Prefetto della Congregazione del Culto Divino, ed ha esplicitato l'importanza della tematica del Servizio della Carità nella Chiesa inteso come espressione della condivisione, con le persone che sono in difficoltà, ispirata all'esempio di Cristo che ha condiviso con i credenti la sua dignità di Figlio. In questo senso egli ha riproposto il concetto guida già espresso nella sua lettera alla Diocesi:

siamo nel pieno dell’anno pastorale che ci vede impegnati ad educare e a formare la nostra vita di credenti nella virtù della carità. L’obiettivo cui miriamo è, come sapete, l’imparare a modellare i nostri pensieri e le nostre scelte, le nostre volontà e tutto il nostro vivere guardando alla carità di Gesù Cristo nostro Signore.

L'intervento del Cardinale Sarah si è sviluppato in un lungo e chiaro percorso discorsivo che è partito dalla considerazione della Carità tra le Virtù teologali del Catechismo tradizionale (Fede Speranza e Carità), ed è proseguito con una profonda riflessione teologica e pastorale che, utilizzando appropriati riferimenti alla Sacra Scrittura e al Magistero Pontificio e Conciliare, ha rappresentato della Carità le molteplici dimensioni spirituali, dogmatiche, ecclesiali, antropologiche.
Essa è stata vista nella sua origine divina, come dono di Dio all'uomo, come comandamento nuovo di Gesù Cristo e come rivelazione della sua stessa missione di salvezza dell'uomo.
Insieme con l'Annuncio della Parola e con la Celebrazione dei Sacramenti, la Carità è stata vista, nella prospettiva della teologia dogmatica, come uno dei compiti fondamentali identificativi della stessa natura della Chiesa (Martyrìa, leitourgìa , Diakonìa).
E' stata quindi vista nel rapporto con la Fede e con la Verità, ed identificata come annuncio e testimonianza immediata del Vangelo, dello spezzare il pane della Parola per offrirlo alla povertà più grande che è la mancanza di Dio.
Ho potuto riprendere e registrare con il mezzo fotografico qualche immagine ed alcuni brani del discorso del Cardinale che, trascritti al men peggio, propongo alla lettura.

Questo anno la vostra comunità diocesana, in linea con le indicazioni della CEI (Educare alla vita buona del Vangelo), conclude il percorso pastorale sulle virtù teologali con l'anno pastorale dedicato alla virtù teologale della Carità. Mi sembra opportuno di fare un breve accenno al significato del termine 'Carità' come virtù teologale. La carità è il dono più grande che Dio abbia dato all'uomo, per sua promessa e nostra speranza […]
Le virtù teologali, come ci insegna il Catechismo, si riferiscono direttamente a Dio e predispongono i Cristiani a vivere in relazione con la Santissima Trinità... caratterizzano l'agire morale del cristiano. La Carità vissuta come virtù ci spinge nel nostro agire a divenire segni della santità. Attraverso la virtù della Carità siamo portati ad amare Dio sopra ogni cosa e il prossimo come noi stessi. Gesù ci ha presentato la carità come il comandamento nuovo: vi do un comandamento nuovo, che vi amiate gli uni gli altri come io vi ho amato. E' proprio questo amore che Gesù è venuto a indicarci con la sua vita. Esso sta ad indicare il dono totale dell'amore con il quale dobbiamo amarci, fino a dare la vita. Questo è l'esempio che Cristo ci ha dato: è morto in croce per noi. La Carità vera cala da questo dono totale. La Carità è una testimonianza di gratuità, senza calcoli economici, offerta dai credenti in Dio di fronte a coloro che sono lontani dalla fede.
Per aiutarvi in questo percorso pastorale di Educarci alla Carità tenterò di presentarvi alcune riflessioni teologiche sul servizio della Carità nella Chiesa, in modo particolare a partire dalla Enciclica programmatica di Papa Benedetto XVI Deus Caritas est […]
Nell'attuale contesto sociale e culturale Vivere la carità porta a vivere il cristianesimo come elemento propulsore ed indispensabile per la conduzione di una buona società e di un vero sviluppo umano integrale. Il vero sviluppo integrale dell'uomo riguarda la totalità della persona in ogni sua dimensione. Senza un rapporto con Dio attraverso Gesù Cristo, senza la prospettiva di una vita eterna il progresso umano in questo mondo è privo di credibilità […]
La Società odierna vive infatti con la crisi economica internazionale situazioni che portano la Chiesa ad affrontare importanti sfide dai risvolti antropologici, etici, spirituali e culturali.
L'indifferenza religiosa, la secolarizzazione, l'ateismo, e nuove ideologie alimentano una vita vissuta come se Dio non esistesse [...]
Tutti quanti involontariamente respiriamo a pieni polmoni dottrine che sono contrarie all'uomo e che hanno effetti di demolizione e di distruzione soprattutto sulla persona umana, sulla sua vita, sulla sua sulla famiglia, sul lavoro, sui rapporti interpersonali.
Ciò che lo distrugge nel suo intimo è la confusione e lo squilibrio interiore, la schiavitù del denaro, lo scontro tra verità e libertà, la pretesa di fare a meno di Dio, lo sfruttamento a fini commerciali. Non abbiamo più il tempo di vivere, di adorare […]
Educare al servizio di Carità (enciclica Deus Caritas est): contemplazione dell'amore di Dio Uno e Trino, che si è incarnato in Gesù Cristo, sottolineando così l'origine teologica decisamente trinitaria di ogni carità e di ogni attività caritativa. Testimoniare la Carità, rivelare il disegno del Padre, il volto dell'Amore che ha inviato il Figlio unigenito nel mondo, per redimere l'uomo morendo sulla croce e inviando l'unzione dello Spirito Santo nel cuore di chi crede.
L'intima natura della Chiesa si esprime in un triplice compito: Annuncio della Parola di Dio, Celebrazione dei Sacramenti, Servizio della Carità [...]
La Chiesa è stata segnata fin dagli inizi dell'Ascolto della Parola di Dio, della Celebrazione dei Sacramenti, della Carità vissuta. Queste caratteristiche non sono solamente la descrizione fenomenologica delle realtà cristiane, ma il modo concreto in cui la Chiesa esercita se stessa, in cui si realizza e cresce. Nella Dogmatica queste dimensioni ecclesiali sono state determinate appunto come martyria, leturghia, e diaconia. Così la carità si accompagna per ristretta logica all'evangelizzazione e alla liturgia. Insieme esse realizzano la Chiesa […]
Come possiamo dire che la carità vissuta partecipa della sacralità della Chiesa: essa rimanda al mistero più grande. Non possiamo capire la missione della Chiesa senza rapportarla alla missione di Gesù Cristo, suo fondatore. Come ci insegna ampiamente il Concilio, il senso della Chiesa è quello di portare la luce di Cristo al mondo (LG 1) […]
L'origine della Carità è divina (Deus Caritas est). Dio è amore. E' Dio che ci dice che cosa è la carità, anzi nel suo Figlio ci ha mostrato la Carità che nel linguaggio biblico significa non solo amare, ma amare pienamente fino a dare la propria vita, fino a perdersi, fino a morire a se stessi per l'altro. Questa rivelazione del senso profondo dell'amore è talmente nuova che il concetto che il NT utilizza per esprimerlo prima non era presente. Come sapete agape, tradotto in latino carità, si incontra solo nel nuovo testamento, era sconosciuto nella cultura greca.
La specificità del discorso cristiano induce a soffermarmi ora su un punto molto caro al magistero di papa Benedetto XVI sul rapporto naturale tra Vangelo e Carità […] Il Santo Padre ribadisce che la massima opera di Carità è proprio l'evangelizzazione, ossia il servizio della Parola. Non vi è azione più caritatevole verso il popolo dello spezzare il pane della parola di Dio (Caritas in Veritate) […]
La fede diventa opera d'amore. Anche la nuova evangelizzazione passa per l'esperienza personale di Cristo. Da una parte una vita fondata solamente sulla presunta fede corre il rischio di naufragare in un banale sentimentalismo, che riduce il rapporto con Dio ad una mera consolazione del cuore. Da un'altra parte una carità che non si inginocchia davanti a Dio, che non tiene presente la sorgente da cui scaturisce ogni azione di bene rischia di essere ridotta a mera filantropia.
Gesù ed il suo amore compassionevole ed operante per l'uomo diviene riferimento e modello della carità ecclesiale. Non si può servire l'uomo senza l'ansia di dargli tutto ciò di cui ha bisogno, senza conoscere che nel fondo di se stesso l'uomo ha fame e sete di quella felicità che gli viene dal sentirsi amato e voluto da Dio.

La povertà più grande è la mancanza di Dio, è l'assenza di Dio. Finchè noi non porteremo Gesù agli uomini, avremo fatto per loro sempre troppo poco.    


mercoledì 4 febbraio 2015

Il volto della Repubblica

Sergio Mattarella, 12° Presidente della Repubblica Italiana, nel giorno del giuramento (3 Febbraio 2015) ha rivolto il suo messaggio al Parlamento. Ha realizzato il suo percorso discorsivo delineando e dettagliando i tratti e le dimensioni della vita della Nazione. Ha descritto la situazione dei rapporti civili, etico-sociali, economici e politici, in relazione ai Principi della Costituzione, all'Ordinamento e ai Diritti e ai Doveri in essa contemplati. Ha rimarcato la prospettiva delle speranze degli Italiani e delle giovani generazioni; ed ha evidenziato i valori della libertà e della democrazia nel contesto europeo ed internazionale.
Il Presidente Mattarella ha espresso i concetti inerenti il suo ruolo di garante della Costituzione con parole ed immagini semplici ed efficaci, come quelle dell'arbitro imparziale e dei giocatori corretti. Particolarmente significativa è stata la parte conclusiva del suo discorso dedicata alla 'scultura' del volto della Repubblica.
Tratta dal Messaggio riportato sul Portale della Presidenza della Repubblica, la leggiamo di seguito.


Onorevoli Parlamentari, Signori Delegati,

Per la nostra gente, il volto della Repubblica è quello che si presenta nella vita di tutti i giorni: l' ospedale, il municipio, la scuola, il tribunale, il museo.

Mi auguro che negli uffici pubblici e nelle istituzioni possano riflettersi, con fiducia, i volti degli italiani:
il volto spensierato dei bambini, quello curioso dei ragazzi.

i volti preoccupati degli anziani soli e in difficoltà il volto di chi soffre, dei malati, e delle loro famiglie, che portano sulle spalle carichi pesanti.

Il volto dei giovani che cercano lavoro e quello di chi il lavoro lo ha perduto.

Il volto di chi ha dovuto chiudere l'impresa a causa della congiuntura economica e quello di chi continua a investire nonostante la crisi.

Il volto di chi dona con generosità il proprio tempo agli altri.

Il volto di chi non si arrende alla sopraffazione, di chi lotta contro le ingiustizie e quello di chi cerca una via di riscatto.

Storie di donne e di uomini, di piccoli e di anziani, con differenti convinzioni politiche, culturali e religiose.

Questi volti e queste storie raccontano di un popolo che vogliamo sempre più libero, sicuro e solidale. Un popolo che si senta davvero comunità e che cammini con una nuova speranza verso un futuro di serenità e di pace.



Viva la Repubblica, viva l'Italia!



mercoledì 8 ottobre 2014

Per Carmelina Ianniciello

La sua dipartita è stata silenziosa e discreta, qualche settimana fa, ma Carmelina ha lasciato segni che la rendono presente nella comunità del paese, nella storia e nella cultura locale, con immagini e dialoghi che esprimono il suo esserci poetico ed educativo. Poesia ed insegnamento sono stati il suo linguaggio ed il suo agire, vissuti ed espressi nella semplicità per comunicare, anche formalmente ed istituzionalmente, valori profondi e concreti, religiosi e civili, estetici ed etici.
Per la comunità degli studiosi, e per i suoi studenti e lettori popolari, ha usato la creazione letteraria per semplificare ed immediatamente dare il senso complesso dell'animo umano e delle relazioni sociali che ella percepiva e testimoniava nella realtà personale e storica. La creazione letteraria (poetica, narrativa, teatrale) poggiante sulla base di una rigorosa ricerca e di una conoscenza razionale dei dati e degli avvenimenti reali.
Nell'Istituto di Studi Atellani e nella Rassegna Storica dei Comuni, ove la ricerca storica ed archeologica sono la prevalenza, la sua opera creativa ha apportato originali chiavi di lettura e di approfondimento della storia locale; e d'altro canto, nella reciprocità del dialogo sapienziale, ella ha ricavato orientamenti e passioni nuove per la sua poetica, scoprendo e rappresentando un mondo che ha ritenuto giusto comunicare nel dialogo delle generazioni della sua città e del suo territorio.
Ed ha così scritto cose belle.
Il libretto La Madonna di Campiglione un'edicola per ricordare, edito anche sulla rete dalla Biblioteca Comunale “Domenico Cirillo” di Grumo Nevano, è una di queste cose belle scritte da Carmelina Ianniciello. Propongo alla lettura la prima pagina.


Ho sentito molto vicino l'argomento della sua narrazione circa il cammino per i vicoli del paese, a rileggere in essi i segni delle tradizione rappresentati dalle edicole votive che vanno scomparendo.
In particolare ho compreso il dramma di Carmelina nel ricordare i dettagli dell'immagine antica della Madonna del Carmelo che ora non esiste più in Via Vittoria; scomparsa con la trasformazione del palazzo che la esponeva e la proteggeva in una nicchia elevata dalla strada. 

Avessi letto il suo devoto libricino primo della sua dipartita ... avrei avuto la gioia di offrirle il recupero fotografico di quella edicola che operai in tempo, prima della sua scomparsa.

Le dedico adesso l'immagine sul mio blog, e propongo alla lettura, dopo la prima pagina, anche l'ultima che funge da preghiera, del libricino scritto da un'amica poeticamente e religiosamente impegnata nella ricerca della storia locale.



Comunità dell'Istituto di Studi Atellani e Rassegna Storica dei Comuni

sabato 4 ottobre 2014

Le cose meravigliose delle Lodi di San Francesco d'Assisi

Grandissima importanza, religiosa e letteraria, è sempre stata riconosciuta al Cantico delle Creature di San Francesco d'Assisi. E' il canto della fraternità universale, dono precipuo del francescanesimo, e lo si è considerato anche il primo testo poetico della letteratura italiana.
La “poetica spiritualtà” di Francesco e delle sue parole hanno un seme ed una luce ulteriore nella Parola di Dio che egli riverbera nelle sue Lodi al Signore. E il Cantico delle Creature diviene continuazione, espressione e segno, di un altro componimento svolto con il ritmo e la preghiera dei Salmi e del Vangelo: le Lodi di Dio Altissimo (FF 61) che si possono considerare come il Cantico del Creatore che Francesco scrive come preghiera che l'umile frate rivolge al Padre Santo.
San Francesco scrisse queste Lodi quando stava vivendo l'esperienza delle Stimmate sul monte La Verna (settembre 1224), e le donò autografe ad un frate sconsolato per la contemplazione spirituale delle "cose meravigliose" operate da Dio.
Che siano state direttamente scritte da Francesco lo testimonia frate Tommaso da Celano nella Vita Seconda di San Francesco D'Assisi (FF 635, 49). Così Tommaso narra l'avvenimento:

Mentre il Santo era sul monte della Verna, chiuso nella sua cella, un confratello desiderava ardentemente di avere a sua consolazione uno scritto contenente parole del Signore con brevi note scritte di proprio pugno da san Francesco. Era infatti convinto che avrebbe potuto superare o almeno sopportare più facilmente la grave tentazione, non della carne ma dello spirito, da cui si sentiva oppresso.
Pur avendone un vivissimo desiderio, non osava confidarsi col Padre santissimo ma ciò che non gli disse la creatura, glielo rivelò lo Spirito.
Un giorno Francesco lo chiama: «Portami - gli dice - carta e calamaio, perché voglio scrivere le parole e le lodi del Signore, come le ho meditate nel mio cuore ».
Subito gli portò quanto aveva chiesto, ed egli, di sua mano, scrisse le Lodi di Dio e le parole che aveva in animo. Alla fine aggiunse la benedizione del frate e gli disse: «Prenditi questa piccola carta e custodiscila con cura sino al giorno della tua morte ».
Immediatamente fu libero da ogni tentazione, e lo scritto, conservato, ha operato in seguito cose meravigliose.

Di seguito leggiamo il testo scritto da Francesco ispirato ai Salmi e al Vangelo.

LODI DI DIO ALTISSIMO
Tu sei santo, Signore, solo Dio, che operi cose meravigliose (Sal 76,15).
Tu sei forte, Tu sei grande, Tu sei altissimo (Sal 85,10),
Tu sei re onnipotente, Tu, Padre santo, re del cielo e della terra (Gv 17,11; Mt 11,25).
Tu sei trino ed uno, Signore Dio degli dèi (Sal 135,2),
Tu sei il bene, ogni bene, il sommo bene, il Signore Dio vivo e vero (1Ts 1,9).
Tu sei amore e carità, Tu sei sapienza,
Tu sei umiltà, Tu sei pazienza,
Tu sei bellezza, Tu sei mansuetudine (Sal 70,5),
Tu sei sicurezza, Tu sei quiete.
5 Tu sei gaudio e letizia, Tu sei nostra speranza, Tu sei giustizia,
Tu sei temperanza, Tu sei tutta la nostra ricchezza a sufficienza.
Tu sei bellezza, Tu sei mansuetudine.
Tu sei protettore, Tu sei custode e nostro difensore (Sal 30,5),
Tu sei fortezza, Tu sei refrigerio (Sal 42,2).
Tu sei la nostra speranza, Tu sei la nostra fede, Tu sei la nostra carità.
Tu sei tutta la nostra dolcezza,Tu sei la nostra vita eterna

grande e ammirabile Signore, Dio onnipotente, misericordioso Salvatore. 

Bibliografia:
Scritti di San Francesco d'Assisi
Fonti Francescane