venerdì 13 gennaio 2017

Carità e Apostolato: l’esperienza di Dio del Venerabile p. Sosio Del Prete

“… perchè, dopo il Tabernacolo, la casa del povero è più vicino al cielo.”

E’ l’indicazione dei luoghi della carità e dell’apostolato descritta da padre Sosio Del Prete nella sua personale narrazione affidata ad un manoscritto autobiografico in parte pubblicato nel libro “Il cielo in terra”, stampato in due edizioni (2001 e 2008) in memoria del frate francescano fondatore delle Piccole Ancelle di Cristo Re e per perorarne la causa di beatificazione.
Padre Sosio Del Prete (1885-1952) è stato dichiarato Venerabile il 26 aprile 2016 da Papa Francesco, e dopo le celebrazioni che hanno coinvolto la Diocesi di Napoli e le Piccole Ancelle anche Frattamaggiore, città ove egli nacque e visse la sua vocazione giovanile, il 14 gennaio 2017 ha l’occasione di partecipare solennemente alla lettura del Decreto di Venerabilità che viene fatta dopo la Santa Messa vespertina presieduta da Mons. Angelo Spinillo Vescovo di Aversa.
Varie pubblicazioni, articoli libri monografie ed un portale ufficiale in rete, hanno ampiamente trattato l’opera e la vita del Venerabile padre Sosio, mettendone in risalto gli aspetti legati alla spiritualità francescana, alla vocazione giovanile nel luogo natio, agli orientamenti artistici e musicali, alla consacrazione sacerdotale e alla sua opera di fondatore delle Piccole Ancelle di Cristo Re insieme con la Serva di Dio Antonietta Giugliano (1909-1960).
Il lavorio interiore di Sosio Del Prete, legato alla vocazione religiosa e alla personale riflessione del suo discernimento spirituale, ha trovato eccellenti riscontri in molte presentazioni storiche e agiografiche, specialmente in quelle operate da Padre Teodosio Muriaudo, da Ferdinando D'Ambrosio, da Ulderico Parente, da Suor Antonietta Tuccillo,  da Gennaro Luongo e da Antonio Vincenzo Nazzaro.
L’Eucaristia, il Tabernacolo, insieme con l’impegno ad operare per i poveri, rivolgendosi alla loro casa e ai loro bisogni, rappresentano per padre Sosio gli aspetti fondamentali della sua esperienza di Dio.
Questi aspetti emergono con chiarezza sia dalla narrazione personale di padre Sossio che possiamo leggere di seguito nei brani del manoscritto autobiografico pubblicati da suor Antonietta Tuccillo, e sia dalla riflessione teologica di Mons. Bruno Forte posta come prefazione al libro “Il cielo in terra”.



Dal manoscritto autobiografico di padre Sosio del Prete.
«Ad Afragola, nel celebre Santuario antoniano, come Vicario ed organista […], nella pace solenne del Convento, tornavano e si maturavano nella coscienza del Padre quelle belle parole di N.S. Gesù Cristo: “Quello che farete ad uno dei miei poverelli, lo riterrò fatto a me stesso”. L’animo suo, francescanamente chino verso le cose umili buone, volle dare una giustificazione ed una conferma alle parole di Dio. E vi torna con maggiore maturità di coscienza per un maggiore approfondimento del valore dell’uomo e dei suoi destini. Senza trascurare i suoi doveri in Convento, si diede tutto ad una vita di apostolato […] di carità verso i poverelli del paese e verso i bisognosi di aiuto e di conforto. A quest’apostolato, lui si dedicava con tutto lo slancio e la dedizione più generosa della sua anima sacerdotale […]. Per essere sempre pronto, Padre Sosio Del Prete si faceva trovare sempre o in coro a pregare od in confessionale ove ascoltava le sante confessioni. A questo attendeva quasi sempre dalle 5 alle 6 ore al giorno e non si risparmiava mai; era sempre pronto ad accorrere o per confessione o per assistenza o per amministrazione dei S. Sacramenti agli infermi, dovunque venisse chiamato ed in qualsiasi ora, sia di giorno che di notte».
«Ma dove intensificò questo apostolato di bene e di carità fu verso i poverelli ed i bisognosi, o come egli li chiamava “le pupille degli occhi di Dio”. Amava assai i poverelli e da essi era pure riamato con grande affetto, chiamandolo loro padre e loro benefattore nonché loro amico. Per questo quando usciva dal Convento era seguito sempre da un seguito di poverelli e di ragazzi ed a tutti dava qualcosa o pane od altro cibo che per loro si era privato di mangiare a refettorio. Pensava continuamente ai poverelli, li provvedeva di quanto potevano avere bisogno, distribuendo a loro, col permesso dei superiori, tutto ciò che riceveva dai suoi benefattori e da altri. Molte volte la madre gli notava la mancanza ora di calze, ora di camice, ora di lenzuola, ora di altri capi di biancheria e si logoravano il cervello pensando chi mai avesse potuto sottrargli dal guardaroba di casa sua, tutti quei capi di biancheria ed allora si inquietavano quando venivano a sapere che era stato lui a distribuirla ai poverelli bisognosi.
Il cuore del Padre verso i poverelli era tenerissimo. Si inteneriva subito al racconto di qualche miseria e si calmava solo quando era riuscito a portare un sollievo a qualche dolore ed a lenire qualche miseria. Non risparmiava fatica, non conosceva intemperie nelle rigide stagioni, sempre di giorno e di notte si portava dovunque fosse richiesta la sua opera di carità e di apostolato verso i poverelli. A proposito di ciò, diceva sovente di ritenerlo a più grande grazia, se il Signore, nella Sua bontà infinita, si fosse degnato di chiamarlo o mentre celebrava la S. Messa, o mentre assisteva un poverello infermo, perché, dopo il Tabernacolo, la casa del povero è più vicino al cielo».

Dalla prefazione di Mons. Bruno Forte.

Dove abita Dio? Padre Sossio Del Prete - fondatore insieme a Madre Antonietta Giugliano delle Piccole Ancelle di Cristo Re - ha risposto a questa domanda anzitutto con la sua vita, che è stata costantemente rivolta ai due luoghi privilegiati, dove egli aveva riconosciuti e incontrati la divina Presenza: il Tabernacolo, vera tenda di Dio fra gli uomini; e i poveri, i più vicini al cielo. Questi due luoghi li vedeva rappresentati e come congiunti nel luogo supremo dove l'Eterno si è detto nel tempo: la Croce. «Ai piedi della Croce sono sbocciati due fiori, si sono svegliate due passioni, le più belle, le più umane, le più divine: l'amore a Dio e l'amore agli uomini» (n. 244). Dove il Povero muore abbandonato, tutti i poveri di tutti i tempi e i luoghi della storia sono rappresentati: il Suo amore crocifisso li accoglie tutti, li raggiunge tutti e chiede di essere riamato amando loro. […]
È da questi luoghi dell'incontro con la divina presenza dell'Amato che Padre Sossio ha attinto il suo programma, la regola di vita e il progetto della sua opera: farsi povero per accogliere; andare ai poveri per donare. Vero figlio di San Francesco, egli ha compreso che la povertà è al tempo stesso la condizione per lasciarsi amare da Dio e la sorgente dell'amore al prossimo, che bussa alla porta del nostro cuore con la sua povertà. I bisogni del povero sono i diritti nei nostri confronti: il riconoscerci poveri davanti a Dio è la via che ci consente di lasciarci arricchire da Lui di quei doni, con cui solo potremo corrispondere alla domanda del povero. È ancora una volta Colui che si è fatto povero per noi a riassumere nell'eloquenza silenziosa del dono supremo questo programma, che tutto abbraccia: «Gesù adorabile [...] la vostra Croce è una cattedra che insegna all'umanità le parole della vita. Nessuna cattedra è più eloquente della vostra Croce, intrisa del vostro sangue. Nessuna rivelazione è più sublime di questa che ci lasciaste nelle ultime ore della vostra agonia». (n. 246). Amare Gesù Crocifisso, spogliato di tutto, contemplarlo nel Suo abbandono, seguirlo sulla via del crocifisso amore, per la forza che Lui stesso irradia su di noi dal pane di vita: ecco la spiritualità di Padre Sossio, detta negli innumerevoli frammenti dei suoi testi, quasi tutti occasionali e legati al servizio della predicazione e della formazione. Un messaggio forte, trasmesso attraverso la povertà dei mezzi, nella fragile consistenza di una forma, totalmente finalizzata a far passare la dolce, nutriente potenza del contenuto. 




sabato 31 dicembre 2016

Monumenti storici


Il 15 Dicembre 2016 si sono conclusi gli eventi culturali legati alla celebrazione del centenario della nascita di Sosio Capasso, il maggior storico contemporaneo di Frattamaggiore. La cerimonia conclusiva è culminata con la inaugurazione di un monumento con il busto bronzeo dell’illustre concittadino collocato nel giardino pubblico antistante la seicentesca chiesa dell’Annunziata e di Sant’Antonio. Un onore tributato all’illustre concittadino, a nome di tutta la cittadinanza memore, dall’Amministrazione Comunale e dall’Istituto di Studi Atellani di cui egli era stato Fondatore e Presidente. Si è trattato di una cerimonia che ha assunto significati importanti sia per la cultura e la memoria storica locale e sia per il dialogo tra le generazioni del paese, grazie alla partecipazione dei rappresentanti istituzionali, il Sindaco dott. Marcantonio Del Prete e il Presidente dell’Istituto dott. Francesco Montanaro, dei familiari di Sosio Capasso, di una numerosa popolazione, di varie scolaresche accompagnate dai loro docenti, e dell’artista dott. Luigi Caserta fattore del busto.
La presenza del monumento nel giardino pubblico, oltre il valore simbolico del ricordo passato di un uomo importante, ha anche un valore poetico legato ai tanti possibili momenti d’incontro e di riflessione sul senso della vita e della storia che nel futuro le persone che gli passano o gli sostano occasionalmente accanto avranno modo di esperire…
Sossio Capasso, con le sue opere di ricerca storica, è stato anch’egli fattore di monumenti destinati ad educare e a durare nel tempo, indipendentemente dall'inciviltà, dall’incuria umana e dal consumo del tempo.
La prima visione del nuovo monumento, posato nel giardinetto di Piazza Riscatto giusto nel tempo delle Feste del Natale del paese, ha suscitato alla sensibilità dello studioso di storia uno spontaneo confronto con un altro esemplare e simbolico monumento dedicato altrove ad un altro illustre Capasso frattese. Al busto marmoreo dedicato in Sorrento al grande archivista Bartolommeo Capasso e collocato nei giardini della terrazza sul mare dinanzi alla Chiesa e al Convento di San Francesco. Si rassomigliano i due monumenti, nei significati artistici funzionali e in quelli sapienziali, dedicati a due grandi studiosi della Storia Patria, lustro e onore del loro Paese.
A Bartolommeo, appartenente al secolo precedente, Sosio dedicò un ritratto storico monumentale rivendicando nelle sue opere (Bartolommeo Capasso e la nuova storiografia napoletana e Bartolommeo Capasso padre della storia napoletana) le origini frattesi del grande sorrentino. Queste le sue parole:

Il tre marzo del 1900 moriva in Napoli, al n. 7 di via Chiatamone, Bartolommeo Capasso. «Passò da una specie di dolce sfinimento al sonno eterno. O buoni poveri occhi che da un anno non vedevano più. La morte li chiuse con una carezza: il vecchio pareva che dormisse. La camera ove, sul suo semplice letticcio, Bartolommeo Capasso, bianco bianco, immoto, pareva che fosse placidamente assopito, la camera luminosa era piena di fiori, in quella luce, sul suo candido letto, il gran vecchio onesto e giusto pareva un santo»: così Salvatore Di Giacomo sul “Corriere di Napoli” del giorno seguente. Chi era stato Bartolommeo Capasso, il «gran vegliardo», come amavano chiamarlo coloro che più gli erano vicini, o «il padre della storia napoletana», quale lo consideravano gli eruditi e gli studiosi entro e fuori i confini d’Italia? E perché Frattamaggiore, in provincia di Napoli, considerandolo, a giusto titolo, un proprio figlio, gli ha intitolato una Scuola e gli ha dedicato una delle sue strade più belle? Bartolommeo Capasso vide la luce in Napoli il 22 febbraio 1815, nel quartiere Porto, nella casa di proprietà paterna, al n. 15 della via Principessa Margherita, all’epoca denominata supportico Caiolari, una casa che era appartenuta ai Figliamonti e che suo padre aveva acquistato essendo la prima moglie appartenente di quella famiglia. Entrambi i genitori erano frattesi: il padre, Francesco, era un ricco commerciante di canapa; la madre, Maria Antonia Padricelli, fu un «raro esempio di cristiane e domestiche virtù», come egli ebbe a definirla dedicandole, nel 1846, la Topografia storico archeologica della Penisola Sorrentina e la raccolta di antiche iscrizioni, edite, appartenenti alla medesima.


Durante il Natale di qualche anno fa mi ritrovai per una passeggiata a Sorrento ed ebbi occasione di predisporre questo post che pubblicai sul portale storialocale.it, notiziario dell’Istituto di Studi Atellani – Rassegna Storica dei Comuni. Lo ripropongo per questo omaggio natalizio dedicato alla memoria monumentale dei due grandi storici frattesi.


mercoledì 2 novembre 2016

Il dialogo con i giovani tema del Convegno Pastorale di Aversa

Il Convegno di apertura dell'Anno Pastorale 2016-2017 della Diocesi di Aversa si è svolto nei giorni 30 settembre e 1 ottobre 2016. Il primo giorno in Cattedrale in ascolto degli interventi dei relatori prof.ssa Paola Bignardi e don Michele Falabretti esperti nazionali della pastorale giovanile, il secondo giorno in dialogo nei gruppi di riflessione formatisi per la discussione della problematica ecclesiale e giovanile negli ambiti: tradizione, cittadinanza, fragilità umana, vita affettiva, lavoro e festa.
Il tema del Convegno, ispirato alla Sacra Scrittura, è stato: “Una generazione narra all'altra” … e c'era la madre di Gesù. Fu invitato alle nozze anche Gesù con i suoi discepoli (Gv 2, 1-2).
Tutte le realtà parrocchiali e le comunità ecclesiali della Diocesi hanno avuto i loro rappresentanti adulti e giovani al Convegno che ha registrato così una foltissima ed articolata presenza in Cattedrale e nei Gruppi.
Gli interventi dei relatori sono stati ascoltati con attenzione e recepiti nelle loro interessanti stimolazioni.

Il Convegno è stato aperto con la presentazione del Vescovo di Aversa Mons. Angelo Spinillo, il quale ha indicato le motivazioni e i significati relativi all'orientamento spirituale del nuovo anno pastorale, proponendo come icona del Convegno le Nozze di Cana e l'intercessione di Maria:
... Il nuovo anno pastorale vive ancora nella luce del giubileo della misericordia, che concluderemo qui in Cattedrale la prossima domenica 13 novembre. Tuttavia, prendendo spunto dalla ricorrenza del cinquantesimo anniversario dell’incoronazione dell’immagine, venerata nella cappella del nostro Seminario con il titolo di “Madonna dei giovani”, che Mons. Antonio Cece volle celebrare l’11 giugno 1967, con grande partecipazione di tutte le componenti della Diocesi, abbiamo pensato di dedicare questo nuovo tempo di cammino pastorale ad una rinnovata e particolare attenzione ad un più coinvolgente e vitale dialogo con i giovani...
Così, guardando alla preziosa intercessione di Maria, vogliamo affiancare al titolo generale dell’anno pastorale un riferimento ugualmente intenso e ricco di speranza.
“…c’era la madre di Gesù.
Fu invitato alle nozze anche Gesù con i suoi discepoli” (Gv 2, 1-2)
Quelle anfore, quelle idrie vuote, sono come una rappresentazione di un drammatico vuoto di umanità che chiede di poter essere riempito e trasformato. Maria, la piena di grazia, la donna “nuova”, chiamata ad essere madre di una nuova umanità, vede, sente in sé, accoglie quel desiderio di vita, lo presenta a Gesù, a quel Figlio che è venuto nel mondo per essere “via, verità e vita” (Gv 14,6), all’Emmanuele, il Dio con noi che trasforma ogni nostro tempo di morte nel suo tempo di vita”.

Sono seguite poi gli interventi dei due relatori invitati al Convegno per trattare le problematiche giovanili dal punto di vista scientifico socio-antropologico e dal punto di vista teologico-pastorale.

La Prof.ssa Paola Bignardi, già Presidente Nazionale dell’Azione Cattolica, e autrice insieme con Rita Bichi, della recente pubblicazione “Dio a modo mio, giovani e fede in Italia”, ha sviluppato una comunicazione chiarificatrice degli interrogativi del mondo giovanile e suffragata dai dati più recenti della ricerca sul mondo giovanile – Rapporto Giovani - realizzata dall'Istituto Toniolo, ente fondatore dell'Università Cattolica di Milano.
All'interrogativo “chi sono i giovani?” si risponde perseguendo “un obiettivo di conoscenza con spirito di ascolto”; e riferendosi alla Evangelii Gaudium di Papa Francesco, la prof.ssa Bignardi ritiene “l'ascolto con il cuore come il punto di partenza per esperienze di comunicazione della fede”. Con questo atteggiamento spirituale ella ha presentato i dati salienti riguardanti la fede nel mondo giovanile e letti nel Rapporto Giovani attraverso la rilevazione operata con un questionario. Ha presentato il calo delle percentuali riguardanti la fede cattolica (dal 56% al 52 % in un anno) e la frequenza alla pratica religiosa (frequentanti 24%, non frequentanti 28%); ha descritto l'incidenza del genere sul sentimento religioso (ragazze + 10% rispetto ai ragazzi); le differenze geografiche sulle espressioni della fede (Nord 50%, Sud 60%); le scarse considerazioni, in termini di fiducia nelle istituzioni, dei giovani nei confronti della Chiesa. 

Dati più interessanti e complessi emergono dal dialogo diretto e personale con i giovani: “l'ascolto dice più della statistica” ha affermato la relatrice che ha tracciato un quadro della problematica della fede dei giovani che si esprime nelle “modalità del credere”, nella concezione di Dio, negli stati d'animo orientativi, nella preghiera personalistica, nel cammino di maturazione incerto, nell'importanza della ”esperienza di relazioni personali con persone significative”. Sul dato delle 142 risposte su 150 giovani che hanno dichiarato che “è bello credere”, sulla “bellezza della fede” si può “aprire una finestra sulla religiosità dei giovani” importante per la loro crescita spirituale.
L'intervento del Rev. Don Michele Falabretti, Responsabile nazionale del Servizio per la Pastorale Giovanile della C.E.I., ha assunto una connotazione che “litiga con sociologia e numeri” e si è espresso come una riflessione pastorale che, aldilà della ricerca, propone l'esperienza del Vangelo. Le sue parole “Il Vangelo è sempre vivo... con le sue domande e con le sue provocazioni... Le ricerche in Pastorale non funzionano … ci vuole la vita vissuta... La Pastorale trova risposte alle questioni dove ci si trova”.

Ha narrato così alcune sue esperienze pastorali per dimostrare l'importanza di una fede vissuta, anche da parte dei giovani, in continuo rapporto con il Vangelo di Gesù e nella testimonianza e nella partecipazione alla vita ecclesiale.


mercoledì 21 settembre 2016

La poesia del padre: per una recensione di Libere composizioni

Queste Libere composizioni sono state motivate ed originate, e rese parole rappresentative, da “...pensieri, considerazioni sulla vita, stati d’animo, sentimenti e ammirazione per la natura...”. Così Giuseppe, nella sua Premessa, ci consegna il suo personale concetto di 'poesia' legato alla liberazione e alla comunicazione di una certa ineffabilità dell'esperienza interiore vissuta in relazione ad eventi e situazioni che gli hanno suscitato domande di senso e di significato.
Egli traduce nel linguaggio comune e razionale il lavorio della riflessione immediata e profonda del suo pensiero; e l'unicità dell'esperienza personale è proposta nella diversificata lettura delle strutture di vita umana: la riflessione psicologica, la filosofia della vita, la spiritualità, la religiosità, la natura, il sentimento e la bellezza.
E' di grande chiarimento nella stessa Premessa ciò che egli ha posto come sfondo accogliente per la sua opera poetica, ovvero le dimensioni della libertà “dove la propria anima ha potuto liberamente esprimersi”. E nelle singole composizioni, un lustro di 63 poesie dal 2010 al 2016, si ritrovano i contatti comunicativi con la sua anima; si ritrovano le persone e i luoghi, anche emotivi, a cui si rivolge; e la cui immagine liberata ed il cui senso vuole ricondurre nei paesaggi e nella memoria del suo universo interiore.
E' forse possibile leggere le poesie come un unico insieme ed accedere alla conoscenza progressiva della tensione che le ha animate. Si scopre così subito il punto di partenza nella consapevole e sacra umiltà della Creatura, del Poeta, che rivolge al Cielo la sua gratitudine. Esperire poi l'angoscia della solitudine e del dolore, e reagire con un convinto ed impegnativo percorso di scoperta e di valorizzazione delle esperienze e dei legami più importanti della vita.
E poetare così dell'Amore, dell'Amicizia; del Padre, della Madre, del Fratello. Parlare di Dio e del Regno degli Angeli, della Giustizia e della Storia umana, della Terra e della Bellezza dei sentimenti, della Morte e della Vita, del Tempo e dell'Anima.
Il cimento poetico può apparire una sorprendente novità per chi conosce di Giuseppe la persistenza degli interessi scientifici e della comunicazione, anche multimediale, dello studioso e del sociologo. Ma credo che la poesia, intesa come la possibilità di “liberamente esprimersi”, abbia sempre un poco accompagnato il suo impegno esistenziale e la sua attività. E così si può leggere la profondità e la riconoscibilità del suo messaggio antropologico nella poesia di un piccolo brano della libera composizione dedicata al padre:


Non un lamento, non un minimo
accenno al duro lavoro e alla
propria ed inevitabile sofferenza.
Eppure, era lì, ogni giorno, al
sorgere del sole, ad inginocchiarsi
per ringraziare Dio.
Sempre pronto a ripartire,
a vivere con speranza il nuovo
giorno, a portare con se , senza
lasciarla agli altri, quella sofferenza
insieme al suo paniere.


Sicuramente le poesie vanno opportunamente lette nella loro singolarità, come momenti unici; veri quadri d'arte dotati di significati particolari legati alle occasioni e ai contesti in cui sono state formulate. In questo senso, nella loro semplicità e bellezza, esse possono veramente offrire al lettore la possibilità di quella comprensione e di quella condivisione motivazionale che hanno spinto Giuseppe ad affermare “la convinzione che il vero Poeta non è chi scrive, ma chi legge”.


martedì 29 settembre 2015

Umanesimo Cristiano e Conversione temi pastorali per la Chiesa di Aversa


Venerdì 25 Settembre 2015, dalle ore 18.00 a circa le ore 21.00, si è svolto nella Cattedrale di Aversa il Convegno di apertura del nuovo Anno Pastorale. Nella chiesa gremitissima di persone e di rappresentanti delle varie realtà ecclesiali diocesane, i lavori si sono svolti secondo il programma predisposto ed i vari momenti della comunicazione che si è avvalsa di materiali cartacei, per una lettura sintetica delle relazioni, e di una rappresentazione video e didascalica descrittiva degli interventi e delle relazioni che si sono succedute.
Sono intervenuti: il Vescovo Mons. Angelo Spinillo per la presentazione pastorale generale; la prof.ssa Pina De Simone per la trattazione di argomenti riguardanti il tessuto relazionale comunitario; Don Emilio Salvatore per la trattazione di argomenti riguardanti la fede e la religiosità popolare; il Prof. Mario Di Costanzo per la trattazione di argomenti riguardanti l'economia, la giustizia e l'ambiente; ed il il Prof. Giorgio Agnisola per una trattazione di argomenti riguardanti il significato dell’arte civile e dell’arte sacra.

La coincidenza delle proposte della Chiesa Universale, della Chiesa Italiana e della Chiesa Diocesana, è un tratto particolare che denota l'apertura e l'orizzonte del nuovo anno pastorale per la Diocesi di Aversa. La complessità del percorso che si prospetta con questa coincidenza è un altro tratto distintivo del cammino che la Comunità Ecclesiale Diocesana si appresta ad intraprendere per sviluppare le tematiche e realizzare gli impegni dell'Anno Pastorale 2015 – 2016. Tematiche ed impegni che attengono l'Anno della Misericordia che coinvolge la Chiesa Universale (“Gesù Cristo … volto della misericordia del Padre”), il dibattito sull'Umanesimo Cristiano che vede impegnata la Chiesa Italiana nel Convegno di Firenze (“In Gesù cristo il nuovo umanesimo”), ed il percorso di Formazione alla Vita Cristiana in atto (Fede, Speranza, Carità) nella Diocesi che si propone per il nuovo Anno Pastorale la sintesi tematica: “Umanesimo cristiano: una comunità in continua conversione”.


Riporto le parole esplicative del Vescovo di Aversa, Mons. Angelo Spinillo, rivolte con una lettera al Clero della Diocesi e ai partecipanti al Convegno Pastorale; e a seguire la foto dei relatori e le sintesi delle relazioni predisposte dall'UCS diocesano.




venerdì 4 settembre 2015

In ricordo del mio amico Pietro

Oggi fa un anno che è dipartito Pietro, amico conosciuto negli anni giovanili del lavoro in fabbrica. Il giorno del suo ritorno alla casa del Padre mi fu spontaneo dedicargli questo ricordo che oggi condivido con i lettori del blog. 

In ricordo del mio amico Pietro

Ho sentito sempre l’amicizia con Pietro come un dono di Dio.
Come un segno della presenza e della vicinanza del Signore.
Nelle diverse dimensioni della vita.
A cominciare dal Lavoro,
che egli ha sempre vissuto come un valore sacro:
sacro per la persona, per la famiglia, per la comunità;
come una espressione della sapienza umana
e della somiglianza con Dio.
Nell’Amicizia diffusiva e nell’Accoglienza sincera,
che ha donato a tutti quelli che lo hanno conosciuto,
e soprattutto a quelli che hanno condiviso il significato
più profondo, più giusto e sacro, delle esperienze della vita.
E’ sempre stato spontaneo, per me suo amico e collaboratore più giovane,
vederlo nella luce del fratello maggiore, nel mistero di una
amicizia espressa con i misteriosi tratti della Carità divina:
come quella di un Padre, di un Fratello, di un Amico forte e consolatore,
sicuramente vicino nei momenti bui e nei momenti lieti.
So che Pietro ha vissuto e testimoniato profondamente il dono della Fede,
e sono sicuro che attraverso l‘amicizia di Pietro il Signore ha sempre
voluto dare un esempio, un insegnamento, e manifestare la sua Presenza.
Continuerà a farlo nel mistero della Comunione dei Santi,
nella Preghiera, e nella gioia della sua Risurrezione.

5 settembre 2014
Pasquale Saviano, diacono

martedì 28 luglio 2015

La lettera del Vescovo di Aversa al Presidente della Campania

Propongo alla lettura alcune parti della lettera che Mons. Angelo Spinillo vescovo di Aversa, insieme con i Direttori degli Uffici della Curia diocesana, ha inviato il 20 Luglio 2015 all'on. Vincenzo De Luca neo eletto Presidente della Regione Campania.
La lettera, che è stata resa pubblica sul portale diocesano in rete e dai media locali, contiene un'ampia analisi pastorale della situazione sociale della diocesi e, nell'indicare la serie delle problematiche fondamentali (territorio, bambini, giovani, ambiente ed economia), si propone come stimolo per la riflessione e per l'intervento istituzionale.

La Chiesa diocesana e le energie del territorio. Sull’onda delle speranze suscitate dalla prossima apertura dell’Anno Santo della Misericordia (8 dicembre p.v.) e dalla recente pubblicazione dell’enciclica “ Laudato sì “, intendiamo rinvigorire i rapporti con le istituzioni, soprattutto con quelle regionali.
La comunità, di cui esercitiamo la responsabilità pastorale, è quella che vive nel territorio di quasi tutte le “ecoballe” e di discariche di terribile impatto; di buona parte dei Regi Lagni e di un tratto della costa domitia. E’ anche quella che vive in periferie urbane, in cui una condizione di profondo malessere spesso si esprime in forme lesive delle altrui libertà. E’, infine, quella che accoglie da decenni migliaia d’immigrati bisognosi di tutto. È un territorio fortemente segnato dal ruolo dominante, nel tempo, di interessi affaristici e criminali. Ma questa comunità sta dimostrando di voler costruire un futuro di dignità civile.
Luci di speranza si sono accese nella nostra terra. La Chiesa ha sempre incoraggiato, e oggi accompagna, questa liberazione di energie soprattutto giovanili. Ovunque, essa cerca di rendere testimonianza dell’infinito amore di Dio per ogni sua creatura, tanto più se in condizione di bisogno. Questo momento di particolare grazia ed intensità vogliamo oggi che si traduca in una presenza rinnovata e rafforzata tra i bambini e i giovani, tra le donne e gli uomini della nostra terra.
Nutriamo la speranza che l’azione delle istituzioni possa guardare con interesse a questa testimonianza, che si realizzerà non nella forma di generici appelli, ma di fattivi contributi alla lettura di bisogni, intercettati attraverso la capillare rete di comunità, di cui la Chiesa territorialmente si sostanzia.

Attenzione preferenziale ai bambini, sopra ogni altra cosa. Intorno alla cura amorevole per la loro sicurezza e per il loro benessere, si possono rigenerare vincoli di comunità spesso sfilacciati o apparentemente dissolti.

Vicinanza e sostegno ai giovani. I giovani si sentono chiamati alla vita, vogliono cose normali: un lavoro dignitoso e duraturo, una nuova famiglia. Impegno primario per noi sarà quello di trovare con loro le vie, perché ogni giovane vita possa aprirsi al futuro con ritrovata fiducia. Nei territori si può fare molto, ma solo nel quadro di un’appassionata azione del governo regionale, sostenuta da una strategia coraggiosa e lungimirante.
Grazie a Dio, comunque, i giovani non stanno fermi; sempre più numerosi sono quelli impegnati a vivere e a diffondere una nuova cultura di valorizzazione dei beni comuni e di cittadinanza partecipe. Anche in questo campo, la Chiesa è impegnata a sostenere ogni sforzo comunitario e a favorire sinergie intergenerazionali.

Rapporti con l'ambiente. Su questo, i vescovi campani, negli ultimi anni, hanno ripetutamente richiamato l’attenzione delle istituzioni. Poi il 27 settembre 2014, proprio da Aversa, hanno proposto a tutti i cittadini campani di assumere un orizzonte comune, quello di “Ricostruire la città”, la “civitas”, le forme e le pratiche della convivenza civile.
Come il Santo Padre oggi ci indica nell’enciclica “Laudato si’ ”, i rapporti con l’ambiente, sono solo l’altra faccia dei rapporti sociali. L’impegno di rigenerazione deve riguardare, quindi, a un tempo, le regole della convivenza, il funzionamento delle istituzioni, quello dell’economia.
Ecco perché, per un profondo risanamento ambientale, occorre una vera riscossa civile, politica, culturale. Oggi, nel disordine ancora imperante, scarti materiali e scarti umani tristemente si confondono.


Nuova alleanza con la terra. Una primavera per i nostri eccellenti prodotti agricoli è a portata di mano. Bisogna, però, uscire definitivamente dalle dispute un po’ speciose tra “allarmismo” e “negazionismo”. Forse, proprio mediante un confronto franco e diretto tra produttori e consumatori, occhi negli occhi, sarà possibile voltare pagina: eccellenza e sicurezza dei prodotti sono valori che possono potenziarsi l’un l’altro, purché si condivida il valore primario della verità, almeno quando si tratta della salute di tutti. Le vocazioni dei territori, interpretate progettualmente con spirito di cooperazione, costituiscono la strada maestra per costruire un’economia nuova, inclusiva, che cammini sulle gambe dei giovani. 


Ricordo del professore Aldo Fabris

Una domenica mattina della primavera del 1977 ci recammo, Peppe ed io, all'appuntamento con il prof. Aldo Fabris per rifinire contenuti e forma delle nostre tesi di laurea in Sociologia del Lavoro, che avremmo poi discusso, con lui Relatore, laureandoci con votazione eccellente il 4 luglio successivo. Il ricordo di quella domenica, sempre caro, è riaffiorato una di queste sere mentre svolgevo una ricerca in rete e ho letto di sfuggita il link che portava al portale del Premio Aldo Fabris – Premio Italiano per la Formazione e Valorizzazione del Capitale Umano (premiofabris.it).
Il prof. Aldo Fabris quella mattina ci attendeva nella sua stanza al 24° piano dell'Hotel Ambassador (ex Jolly Hotel) il grattacielo situato al centro di Napoli a pochi passi da Piazza Municipio. Ricordo le emozioni per l'incontro con il nostro Docente e per l'alta prospettiva che il luogo proponeva sul panorama napoletano. Il sentimento dell' “altezza” della situazione fu per me predominante: con l'animo dello studente recepivo la grande importanza di quel colloquio diretto con il Professore, peraltro molto alto fisicamente, che ci accolse con familiarità e subito presentò l'elenco dei suoi rilievi e dei suoi suggerimenti per le nostre tesi che aveva letto con attenzione e grande interesse. Credo che quell'incontro con noi due suoi studenti fosse per lui uno dei motivi più importanti per la sua venuta a Napoli, in aereo da Parigi dove, come egli stesso ci disse, aveva accompagnato la sua Signora per una Mostra d'Arte. Un incontro sapienziale e di grande gentilezza che mai ho dimenticato, come credo sia capitato anche a Peppe. Non ho mai dimenticato neppure il particolare della raccomandazione che mi rivolse salutandoci: “Mi raccomando: soprattutto con due t.

Il pensiero circa l'esistenza di un Premio Aldo Fabris per gli studi del Management e delle Risorse Umane mi ha fatto temere che il nostro Professore fosse ormai defunto e che il premio fosse stato istituito in sua memoria. E così ho letto un poco dai comunicati del Premio:
si ispira alla figura de prof. Aldo Fabris, ed ha lo scopo di promuovere tra i giovani attivita' di studio e ricerca sulle organizzazioni per lo sviluppo della cultura manageriale intesa come fattore fondamentale di crescita economica nazionale. Fabris, un caposcuola nella formazione e nell'organizzazione aziendale, era stato per numerosi anni direttore dell'Ifap Istituto di formazione dell'Iri, docente presso l'Universita' di Bari e autore di numerosi libri e pubblicazioni sul tema degli studi organizzativi degli ultimi trenta anni”.

Il mio ricordo del Professore, e credo anche quello di Peppe, ha le connotazioni contestuali della nostra relazione formativa ed universitaria. Ma dopo tanti anni ho avvertito l'esigenza di approfondire la conoscenza della sua figura umana. Non ho trovato molto nel corso della mia ricerca che ho provato a fare con l'ausilio della rete, ma il poco è significativo. Nel 1996 si è celebrato il quinto anniversario della sua dipartita con un Mostra fotografica organizzata nella sede di Roma dell' IRI Management. Dal portale del Premio Aldo Fabris, con notizie e bibliografia, è possibile recuperare una foto del volto del Professore. Dalla lettura on line di alcune pagine di un libro edito da Franco Angeli editore (U. Morelli - G. Varchetta, Cronaca della formazione manageriale in Italia: 1946-1996), e specificamente dalla memoria scritta da U. Morelli è possibile ricavare interessantissimi tratti della figura umana del Prof. Aldo Fabris. Li leggiamo volentieri:
 


domenica 19 luglio 2015

Religiosità e Cultura in Costa d'Amalfi

Alcuni giorni di vacanza intorno alla metà di Luglio trascorsi in Costa d'Amalfi e soggiornando a Maiori sono stati arricchiti con la diretta esperienza di significative e belle manifestazione della religiosità e della cultura. Tra queste la visita alla Duomo di Amalfi in pellegrinaggio al sepolcro dell'Apostolo Andrea, la visita alla Basilica di Minori ove si custodisce la reliquia di Santa Trofimena martire del IV secolo celebrata con una grandiosa festa patronale, la visita alla Collegiata di Maiori impegnata a vivere la festa di Maria SS.ma del Carmelo anche con eventi culturali organizzati dall'antica Arciconfraternita del Carmine.
La Storia Locale della Costiera, ricca di Autori (Pansa, Camera, Cerasuoli etc.) e di Opere storiografiche antiche e contemporanee, assume interessantissimi tratti legati alla storia ecclesiastica dell'Arcidiocesi di Amalfi e degli altri Centri Storici del territorio.
Mons. Giuseppe Imperato, storico insigne delle istituzioni ecclesiastiche della Costiera, nel primo numero (1/1969) della Rassegna Storica dei Comuni scrisse La Costa delle quattro Cattedrali per trattare di Storia tradizioni religiose e folklore della Costiera amalfitana. Tracciò le linee essenziali della storia ecclesiastica ed agiografica di Amalfi, e della altre antiche città episcopali della Costiera (Scala Ravello e Minori con le loro ex-cattedrali) un tempo “Vescovadi piccoli di estensione, ma numerosi di popolo allora e centri floridissimi di attività culturali, artistiche e sociali”. L'apertura ai commerci con l'Oriente e i rapporti con la Palestina e Costantinopoli determinarono la ricchezza della Costa d'Amalfi che dalle vie del mare ritraeva non solo i suoi beni economici ma anche quelli del suo patrimonio religioso. In questo senso giunsero in Costiera le venerate reliquie dei suoi Santi: il corpo dell'Apostolo Andrea fu portato ad Amalfi all'inizio del '200 dal cardinale Antonio Capuano, da Nicomedia giunsero a Ravello le reliquie di San Pantaleone, dal mare giunse miracolosamente a Minori il corpo di Santa Trofimena, dal mare raccolta da una rete di pescatori giunse anche la bella statua della Madonna con Bambino che si venera nella Collegiata di Santa Maria a Mare di Maiori.
Nei giorni della vacanza estiva ho avuto occasione di verificare la grande devozione popolare e religiosa che circonda la figura di Santa Trofimena patrona di Minori e compatrona della Costiera, la festa grande e lei dedicata con la processione del Popolo e delle Congreghe antiche della città, con le luminarie e i fuochi d'artificio in notturna sul mare che richiamano migliaia di visitatori. Per la devozione a Santa Trofimena e per la ricostruzione storiografica del suo dossier agiografico, che si basa sul ritrovamento di un antico manoscritto del IX secolo, si muovono la Basilica di Minori la Pro Loco e studiosi ricercatori.
In questo senso il Centro Cultura e Storia 'Pompeo Troiano' ha pubblicato per Terra del Sole Edizioni “La Santa e la Città: Santa Trofimena e Minori – problemi storiografici e tradizione manoscritta” a cura di Antonio Mammato.

Un'altra esperienza molto significativa per gli aspetti storici e culturali legati alla tradizione religiosa locale è stata in questi giorni la Presentazione dell'Archivio Storico riordinato della Arciconfraternita del Carmine di Maiori. Il dott. Crescenzo Paolo Di Martino che aveva in precedenza curato il riordinamento dell'Archivio della Collegiata di Santa Maria a Mare ha portato a termine anche un lavoro di sistemazione e di regesto delle Carte e dei Libri Congregazionali dell'Arciconfraternita del Carmine, la quale dal 500' persiste con numerosi Confratelli e con una Cappella ricca di storia e di arte accanto alla Chiesa Collegiata.

Il Convegno della Presentazione, organizzato da Bonaventura Landi Priore della Congrega e da don Vincenzo Taiani Parroco della Collegiata, è stato moderato da Donato Sarno e si è tenuto proprio nella Cappella del Carmine. Si è registrato un folta presenza di pubblico, e sono stati messi in risalto gli importanti legami storici e culturali della Congregazione con la tradizione civile e religiosa della Città di Maiori.   


lunedì 25 maggio 2015

La Peregrinatio Mariae nella Parrocchia dell'Assunta

Dedicata a Maria, la Parrocchia dell'Assunta di Frattamaggiore in diocesi di Aversa vive in maniera significativa la devozione mariana assumendola come un tratto caratteristico della sua vita ecclesiale e della sua testimonianza cristiana nel territorio pastorale locale.
Nel corso di quest'anno pastorale 2014-2015, giunto ora alla tornata del mese di Maggio, già due volte la devozione mariana parrocchiale ha avuto modo di esprimersi con grande concorso di popolo nella realizzazione di due settimane dedicate alla Peregrinatio Mariae e alla Missione Mariana nel proprio territorio. Una prima settimana in Febbraio è stata dedicata all'accoglienza del quadro della Madonna del Rosario di Pompei, ed una seconda settimana in Maggio all'accoglienza e alla Peregrinatio della Statua della Madonna di Fatima per i luoghi educativi ed i quartieri della Parrocchia.
Preghiera e Cammino sono state le struttura dell'esperienza spirituale vissuta dalla Comunità parrocchiale devotamente raccolta intorno all'icona mariana. Una esperienza scandita con impegno e partecipazione secondo i ritmi di un programma liturgico e cultuale animato dal parroco Mons. Angelo Crispino, e che si è avvalso della catechesi e della celebrazione di Religiosi Sacerdoti e Vescovi.
L'ispirazione al Vangelo e l'imitazione dell'esempio di Maria hanno liberato il campo da un negativo devozionalismo popolare ed hanno reso esemplare l'esperienza pastorale e spirituale della Peregrinatio parrocchiale. Per questo atteggiamento di fede e di azione ha fatto da motivo dominante anche il riferimento esplicito dei celebranti alle parole di San Giovanni Paolo II: “Maria ci avvicina a Cristo, ci conduce a Lui, a condizione che si viva il suo mistero in Cristo”.
Si è assistito così, soprattutto nella settimana di Maggio (da lunedì 18 a domenica 24), ad un doppio movimento: ad un recarsi del popolo alla chiesa per pregare Maria elevata sul trono accanto all'altare, e ad un cammino dal tempio al popolo della comunità in preghiera con Maria effigiata nella statua portata ogni sera a spalla, ed in processione per le vie e i caseggiati della parrocchia tra luci di candele e canti religiosi.
Le devote suggestioni hanno assunto significati teologici. Gli Araldi del Vangelo (Associazione Religiosa Internazionale di Diritto Pontificio con abito proprio) hanno curato con decoro e sentimento religioso la processione con la statua della Madonna di Fatima benedetta dal Papa. La Peregrinatio della Madonna di Fatima è un loro specifico compito missionario, e questo loro compito fa sicuramente riferimento ai principi teologici e spirituali della loro fondazione, che è presente con Case Noviziati e Chiese in Brasile, a Roma, ed in altre parti del mondo. Padre Maurizio e i frati Cristian e Plinio, Araldi del Vangelo che hanno portato la statua della Madonna a Frattamaggiore, con la loro testimonianza hanno dato i segni di una spiritualità e di un mistica mariana che recupera e contempera i temi teologici della devotio antica monfortiana con la più moderna ricerca della mariologia sociale affermatasi in sud America ed ispirata alla Lumen Gentium. La catena di acciaio con cui cingono il loro saio e alla quale aggangiano la corona del rosario rappresenta il loro servizio come “schiavi d'amore” che si ispirano alla mistica del Trattato della vera devozione a Maria di San Luigi Maria Grignion de Montfort (1673-1716). La loro comunicazione sociale e la loro catechesi si ispirano al magistero contemporaneo del Concilio Vaticano II e a quello dei Papi Giovanni Paolo II, Benedetto XVI e Francesco.
Per l'esperienza mariana di Maggio della Comunità dell'Assunta sono stati di grande importanza il magistero di Mons. Giovanni Rinaldi Vescovo emerito di Acerra, che nel giorno della sua celebrazione ha illustrato il ruolo di Maria alle Nozze di Cana, ed il magistero di Mons. Alessandro Plotti Arcivescovo emerito di Pisa, che ha celebrato fino alla Domenica di Pentecoste un triduo in onore di Maria, illustrandone in chiave ecclesiologica la figura di Madre e di Regina degli Apostoli.
La figura patriarcale di mons. Plotti, ed il suo magistero svolto per qualche giorno nella condivisione della vita della comunità, ha rappresentato un tratto distintivo e memorabile del Maggio a Maria di quest'anno nella Parrocchia dell'Assunta.

La Peregrinatio Mariae ha anche ravvivato fortemente la partecipazione alla vita ecclesiale ed ha suscitato promessa e persistenza di impegni devoti in onore della Madonna.
     
         

martedì 7 aprile 2015

In memoria del sacerdote don Vincenzo Capasso

Luoghi vocazionali di don Vincenzo: Aversa, Posillipo, Fratta
Doveva celebrare il 40° dell'ordinazione sacerdotale il 12 Luglio 2015. Durante la notte, prima dell'alba della Pasqua di quest'anno, don Vincenzo Capasso ha concluso la sua vita terrena. E' stato un avvenimento inaspettato che ha assunto significati particolarissimi e coincidenti nella ricezione della notizia e nella elaborazione del cordoglio per la sua morte vissuto dagli amici e dai conoscenti: quello liturgico del giorno della Risurrezione del Signore e quello agiografico del giorno del suo Onomastico.
Gli amici hanno immediatamente condiviso la notizia realizzando una rete di comunicazione e di riflessione che ha suscitato una grande partecipazione spirituale e conoscitiva. Il ricordo e l'immagine di don Vincenzo si sono stagliati nel clima delle feste pasquali del paese e della diocesi; e nella Basilica Pontificia di San Sossio di Frattamaggiore, nella mattinata del Lunedì dell'Angelo, il Vescovo Angelo Spinillo ha presieduto la celebrazione eucaristica alla quale hanno partecipato insieme con i vescovi Mario Milano e Giovanni D'Aniello moltissimi sacerdoti ed un'assemblea numerosissima.
L'omelia del Vescovo Spinillo, che ha fatto riferimento ai contributi conoscitivi degli amici e ai suoi ricordi personali, ha messo in luce i significati della vita sacerdotale di don Vincenzo e i tratti esemplari della sua personalità di credente e di uomo completamente affidato alla Provvidenza di Dio. Durante la celebrazione eucaristica è stata data lettura anche di una comunicazione inviata dal Vescovo Alessandro D'Errico, Nunzio Apostolico in Croazia, che ha voluto ricordare il sacerdote defunto suo amico fraterno fin dal tempo degli studi al Seminario minore di Aversa.

Da Angelo Faiola: al Seminario minore di Aversa

La cordata delle comunicazioni conoscitive e delle riflessioni sulla vita e sull'esempio di don Vincenzo è iniziata subito, la mattina di Pasqua, con un flash (così denomina le sue riflessioni e i suoi post sui social) di Antonio Anatriello, anch'egli suo confratello e amico fin dagli studi in seminario per la preparazione al sacerdozio. 

Da Antonio Anatriello: Chiesa del Redentore e immagine giovanile 

L'intervento di Antonio è stato diffusamente condiviso e ha suscitato commenti ed approfondimenti della figura di don Vincenzo. Lo hanno fatto ad esempio il confratello e amico Antonio Vitale, il padre gesuita Giovanni Notari, suo amico dagli studi del seminario, l'amico di seminario Angelo Faiola. Anche io personalmente ho avuto modo di condividere il flash e di commentare con il rilievo di un tratto della personalità ecclesiale di don Vincenzo che conoscevo dalla giovinezza. Don Angelo Crispino, prete della generazione immediatamente precedente quella di don Vincenzo, lo ha ricordato con gratitudine: 
Grazie,Enzo! Amico leale e sincero. Fratello di umanità e di vita sacerdotale! La tua testimonianza è entrata negli occhi e nel cuore di un mondo pulito e di una chiesa libera e genuina. Sei entrato nel novero di una gloriosa e significativa tradizione sacerdotale frattese che non sarà dimenticata.

Dal gruppo San Filippo Neri: immagine sportiva giovanile

Don Vincenzo era Cappellano delle Suore di Casaluce e collaborava nei diversi ambiti parrocchiali locali, soprattutto quelli del SS.mo Redentore, sua parrocchia d'origine, di San Filippo Neri e di San Sossio. Ed era anche docente. Questi ambiti, ecclesiale, scolastico, e quello dell'amicizia, sono stati i luoghi ove la figura di don Vincenzo è stata ricordata e dai quali è pervenuto il segnale della più profonda commozione e partecipazione.

Dal gruppo San Filippo Neri; Don Vincenzo con l'inseparabile sigaretta

Il ricordo umano ed ecclesiale di don Vincenzo si è arricchito così di parole, di pensieri e di immagini (belle ed uniche quelle di Antonio Anatriello, di Alessandro D'Errico, di Angelo Faiola e del gruppo San Filippo Neri, che ho utilizzato per questo post in sua memoria).

A. Anatriello, V. Capasso, A. D'Errico, A. Vitale

Di seguito propongo alla lettura il flash di Antonio Anatriello e la lettera scritta da Zagabria da Alessandro D'Errico il cui testo egli ha poi reso pubblico sui social.



A. Anatriello, A. D'errico, A. Vitale, V. Capasso

Concludo con il commento che al mattino di Pasqua ho immediatamente aggiunto ai tanti che hanno condiviso il flash di Antonio Anatriello:

Il carissimo Vincenzo ci ha un po' spiazzato. Non sarà più facile incontrarlo, occasionalmente ma normalmente, per le vie del centro; riconoscere il suo volto giovane e scambiare con lui in letizia e saggezza concetti belli e sorprendenti su Dio e sugli uomini.