sabato 2 dicembre 2017

Papa Francesco in Myanmar, ispirazioni missionarie

Ad agosto del 1933, seguendo la sua vocazione missionaria dopo l’esperienza del Seminario Teologico dei Padri Gesuiti di Posillipo, Mario Vergara venne ammesso al Noviziato del PIME di Sant'Ilario Ligure. Il 26 agosto del 1934 fu ordinato presbitero per le mani del cardinale Ildefonso Schuster nella chiesa di Bernareggio; e alla fine di settembre partì per le Missioni del PIME in Birmania (oggi Myanmar).
In Birmania, allora protettorato britannico, fu accolto dal vescovo Sagrada, vicario apostolico residente a Toungoo. Subito collaborò alle attività missionarie già avviate e iniziò lo studio delle lingue e dei costumi delle popolazioni che doveva assistere ed evangelizzare. Nel1936 gli fu affidata la cura del distretto montano di Citaciò, abitato dalle genti cariane. Qui padre Vergara affinò il suo metodo missionario, assicurando a tutti i villaggi la catechesi e la celebrazione dei sacramenti ed istituendo varie attività di formazione ed assistenza: organizzò un orfanotrofio per 82 piccoli birmani e praticò un'efficace medicina empirica, che spesso agli occhi delle popolazioni da lui curate appariva come miracolosa.



Dopo l’esperienza della prigionia in India durante la seconda guerra mondiale (1940-1945), Mario Vergara, tornò in Birmania per la sua Missione tra i villaggi sui monti della Cariania e volle il seminarista Isidoro Ngei Ko Lat nel gruppo dei suoi catechisti e sempre accanto a lui come collaboratore principale. Nel 1950, in un contesto di scontri etnici e religiosi, morì martire insieme con il suo catechista.
Papa Francesco nel 2014 ha emanato la Lettera Apostolica per l'iscrizione dei Venerabili Servi di Dio Mario Vergara e Isidoro Ngei Ko Lat nel numero dei Beati.
La comunità ecclesiale di Frattamaggiore in Diocesi di Aversa, in memoria e devozione del concittadino beato ha promosso forti legami di solidarietà con le comunità ecclesiali birmane che ebbero alla loro origine la guida pastorale di padre Mario Vergara.

Oggi la Birmania è denominata Myanmar, e nei giorni scorsi (dal 27 al 30 novembre 2017) ha ricevuto la visita di Papa Francesco. La complessità della problematica socio-religiosa e politica del paese ha ricevuto una particolare attenzione nei discorsi, nel dialogo interreligioso ed inteconfessionale, e nelle proposte pastorali del Santo Padre. Negli icontri avuti con tutte le autorità civili e religiose del Myanmar egli ha sottolineato l’importanza della diplomazia, dei valori della pace, della condivisione, del rispetto delle diversità, del perseguimento della giustiza, dell’orientamento verso le generazioni dei giovani, della tolleranza e della testimonianza religiosa.
Nell’incontro con i Vescovi cattolici egli ha proposto lo stile pastorale orientato al dialogo, alla carità, all’educazione e alla preghiera. Alla sua proposta non è mancato il riferimento ai fondamentali contributi dell’evangelizzazione dei padri missionari e della collaborazione dei catechisti; ovvero l’ispirazione all’icona dei beati Mario missionario ed Isidoro catechista, che rappresentano i primi modelli della santità per i cattolici in Myanmar.

Il Santo Padre ha tra le altre espresso queste parole ai Vescovi:

Mi piacerebbe che il nostro incontro stasera fosse un momento di serena gratitudine per queste benedizioni e di tranquilla riflessione sulle gioie e sulle sfide del vostro ministero di Pastori del gregge di Cristo in questo Paese […] Vorrei raggruppare i miei pensieri attorno a tre parole: guarigione, accompagnamento e profezia.
[…] Il vostro ministero di guarigione trova una particolare espressione nell’impegno per il dialogo ecumenico e per la collaborazione interreligiosa. Prego affinché i vostri continui sforzi a costruire ponti di dialogo e ad unirvi ai seguaci di altre religioni nel tessere relazioni di pace producano frutti abbondanti per la riconciliazione nella vita del Paese.
[…] La mia seconda parola per voi stasera è accompagnamento. Un buon Pastore è costantemente presente nei riguardi del suo gregge, conducendolo mentre cammina al suo fianco. Come mi piace dire, il Pastore dovrebbe avere l’odore delle pecore; ma anche l’odore di Dio, non dimenticatevi!, anche l’odore di Dio. Ai nostri giorni siamo chiamati a essere una “Chiesa in uscita” per portare la luce di Cristo ad ogni periferia. In quanto Vescovi, le vostre vite e il vostro ministero sono chiamati a conformarsi a questo spirito di coinvolgimento missionario, soprattutto attraverso le visite pastorali regolari alle parrocchie e alle comunità che formano le vostre Chiese locali.
[…] Per grazia di Dio, la Chiesa in Myanmar ha ereditato una fede solida e un fervente anelito missionario dall’opera di coloro che portarono il Vangelo in questa terra. Su queste fondamenta stabili, e in comunione con i presbiteri e i religiosi, continuate a permeare il laicato nello spirito di un autentico discepolato missionario e a ricercare una sapiente inculturazione del messaggio evangelico nella vita quotidiana e nelle tradizioni delle vostre comunità locali. Il contributo dei catechisti è al riguardo essenziale; il loro arricchimento formativo deve rimanere per voi una priorità. E non dimenticate che i catechisti sono i pilastri, in ogni parrocchia, dell’evangelizzazione.
Soprattutto, vorrei chiedervi un impegno speciale nell’accompagnare i giovani. Occupatevi della loro formazione ai sani principi morali che li guideranno nell’affrontare le sfide di un mondo minacciato dalle colonizzazioni ideologiche e culturali.
[…] La mia terza parola per voi è profezia. La Chiesa in Myanmar testimonia quotidianamente il Vangelo mediante le sue opere educative e caritative, la sua difesa dei diritti umani, il suo sostegno ai principi democratici. Possiate mettere la comunità cattolica nelle condizioni di continuare ad avere un ruolo costruttivo nella vita della società, facendo sentire la vostra voce nelle questioni di interesse nazionale, particolarmente insistendo sul rispetto della dignità e dei diritti di tutti, in modo speciale dei più poveri e vulnerabili. Sono fiducioso che la strategia pastorale quinquennale, che la Chiesa ha sviluppato nel più ampio contesto della costruzione dello Stato, porterà frutto abbondante non solo per il futuro delle comunità locali, ma anche dell’intero Paese. Mi riferisco specialmente alla necessità di proteggere l’ambiente e di assicurare un corretto utilizzo delle ricche risorse naturali del Paese a beneficio delle generazioni future. La custodia del dono divino della creazione non può essere separata da una sana ecologia umana e sociale.



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